giovedì, 12 marzo 2009

MISSFATTI a Milano: qui, l'originale.

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Ida Ferrari, scrittrice, già collaboratrice di questo network, ha presenziato alla prima uscita delle Signore in nero, lunedì a Milano, intervistate da Luca Crovi. Questa la sua (graditissima) cronaca con annesse fotografie:

Alle signore piace il nero


di Ida Ferrari


Doveva chiamarsi MISSFATTI (sì, con due esse), l’antologia noir scritta dalle quattordici autrici unite nel progetto da Barbara Garlaschelli e Nicoletta Vallorani. L’editore ha poi deciso per un titolo… più vendibile. Tralasciando il pensiero di un possibile doppio senso che la fantasia di qualche lettore potrebbe trovarci.

È così che è iniziato l’evento: con un’immediata ilarità del pubblico quando si è parlato di ciò che potrebbe uscire in Internet digitando le quattro parole che compongono il titolo definitivo.

La prima presentazione alla Mondadori multi center di Milano è avvenuta a ridosso della festa della donna, senza riferimenti al giallo delle mimose, paragone che qualcuna di loro ha definito troppo scontato. Tutte comunque avevano appuntato sugli abiti il nastrino bianco simbolo della non violenza alle donne.

Luca Crovi ha condotto l’evento con brevi, provocatorie (al punto giusto) domande dirette a ognuna delle autrici con un intercalare triplo di Barbara Garlaschelli: “Tu da qui non esci vivo”. Giusto per stare nel tema del noir.

Mancavano all’appello Grazia Verasani, Cinzia Tani, Claudia Salvatori e Diana Lama.

Ecco qualche domanda di Crovi con relativa risposta:

A Donatella Diamanti per L’altra metà di Sara che parla di una donna poliziotto e madre:

Si può essere madri e poliziotte insieme?

Sì, ma la mia Sara è una donna un po’ fallita nonostante il ruolo di grande responsabilità. Come sempre le donne fanno fatica ad avere ruoli forti in un ambiente maschile. All’inizio della mia carriera di sceneggiatrice anch’io ho dovuto faticare.


A Adele Marini per La testa altrove che parla di una donna che ha perso la testa nel senso che le è stata decapitata:

Chi perde la testa nel tuo racconto?

Beh… solo la protagonista. La storia parte da un fatto vero avvenuto negli anni sessanta. Pare che la testa di una donna milanese fosse stata trovata in Viale Monza e il corpo a Sesto san Giovanni. Mi sono ispirata a questo fatto diventato quasi una leggenda metropolitana.


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A Nicoletta Sipos per Miss Lilly e il mistero del Big Bull nel quale Miss Lilly è cugina di Sherlock Holmes:

La tua Miss Lilly così antipatica non poteva essere ammazzata da Sherlock Holmes?

Caso mai sarebbe potuto succedere il contrario visto che Miss Lilly è molto più astuta del cugino. Il racconto è un po’ la vittoria dell’intuito e dell’intelligenza femminile su quel maschilista di Holmes.


A Elisabetta Bucciarelli per Primo pelo nel quale la protagonista è una ballerina di lap dance… zoppa nella gamba destra e cieca nell’occhio sinistro.

Non potevi scegliere un personaggio più semplice?

Nella mia storia c’è l’esempio di come una donna con deficit fisici possa avere il suo successo. Nonostante abbia anche una madre cattiva. In fondo le mamme normali possono essere buone, ma anche molto cattive.


A Barbara Garlaschelli per Nina nel quale viene ripreso il ruolo della figlia succube di una madre pazzoide.

La mamma del tuo racconto ne fa di tutti i colori. Spesso nei tuoi scritti ci sono personaggi familiari negativi. Cos’è, un modo per esorcizzare che questo non avvenga nella tua cerchia familiare?

Mia nonna di novant’anni ha letto il racconto e subito mi ha detto: ma la mamma non è così! Certo che non lo è. Ecco, io vivo molto fra le mura domestiche e ho un po’ la fissa della casa e della famiglia. Negli affetti sono stata molto, molto fortunata. Però in altri contesti non è sempre così. Che poi gli scrittori abbiano delle ossessioni, non so. A me è capitato spesso di scrivere di madri cattive.


A Carmen Covito per L’erba del vicino che tratta il tema dei vicini di casa:

Scrivi di una vicina di casa inquietante che si presenta alla porta all’improvviso. Ti sei ispirata a qualcuno?

Chi di noi non ha qualche vicino di casa un po’ strano? Inoltre… non a caso nel titolo c’è la parola erba (riferimento al luogo in cui sono avvenuti i feroci delitti).


A Nicoletta Vallorani per Ali:

Nel tuo racconto parli di violenza sulle donne, di stupratori e di angeli. Come ti è venuto in mente questo racconto in una Milano nerissima?

Ho fatto un passo indietro e ho ripreso la mia scrittura degli inizi. Per la stesura di questo racconto mi è sembrato impossibile ignorare certi fatti di cronaca anche se quando l’ho scritto non era ancora tutto così evidente.


A Licia Giaquinto per La pazzia della rondine, storia di Elena (finta zia) e del suo rancore:

Sei mai stata zia? O hai avuto una zia con la quale non avresti voluto mai e poi mai andare alle giostre?

La mia protagonista non è una zia vera, è zia per modo di dire. Ha vissuto in un ambiente di gente ricchissima essendo figlia di servi senza però rendersene conto. Quando si accorge delle differenze ha forti rancori che sfociano in ossessioni. Il brutto è che in seguito sono successi due fatti di cronaca molto simili a quello che avevo scritto… mi sono spaventata.


A Daniela Piegai per Scambio letale nel quale si parla di messaggi:

Da cosa è scattata l’idea dei messaggi?

Pensando a come sono incapace di mandare messaggi. I miei non arrivano mai al destinatario. Deve esistere un posto nell’etere in cui rimangono quelli mai ricevuti. (nota della blogger: questo mi ricorda qualcosa...)


A Daniela Losini per L’estate del silenzio:

Spiegaci un po’ di questa bambina sparita e poi ritrovata cadavere…

Del mio racconto non parlerò. Credo che ognuna di noi abbia scritto delle storie nel proprio stile personale. Poi le storie si raccontano da sole. Se credete comprate il libro e alla fine potrete decidere se è qualcosa da ricordare nei giorni a venire oppure no.

 

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postato da: labuccia alle ore marzo 12, 2009 08:51 | Permalink | commenti (2)
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