sabato, 22 novembre 2008

L'aggressività femminile

Quando il patriarcato si indebolisce, le donne cominciano, sia pure in modo inizialmente confuso e sommario, a pensare la loro repressione, a rendersi a mano a mano conto di essere state oggetto e non soggetto di pensieri e azioni. Cominciano ad accorgersi che tutto questo non è naturale. D'altra parte noi abbiamo potuto osservare come nei miti e nella storia siano stati gli uomini a indebolire la personalità delle donne: sono Zeus, Adamo, Dumuzi, i Domenicani dell'Inquisizione, gli uomini di legge, i filosofi, i teologi, i politici che hanno sottratto energia aggressiva alle donne. Dunque possiamo ragionevolmente ipotizzare che è proprio nell'istaurazione del patriarcato che è stata bloccata l'energia aggressiva femmnile, dato che è nel suo declino che essa comincia a riaffiorare.

Marina Valcarenghi, L'aggressività femminile, Bruno Mondadori.

Perché non riesco mai ad arrabbiarmi come si deve? Leggete cose, sentite cose. Subite cose. Contrariate, ferite, arrabbiate. Dentro. In silenzio. O fuori. Malamente. Sì, quando la rabbia esce, vi esce proprio male, quindi meglio niente. Sottrarsi. Quando si può. Sono d'accordo con Marina Valcarenghi, l'istinto aggressivo delle donne è malato, non riesce a esprimere una giusta e conveniente autodifesa. Sia dello spazio fisico, sia di quello psichico, ma anche di quello sociale. (Nella vita ma allo stesso modo nella rete, per chi la frequenta come me, la storia si ripete). Il libro riporta al mito per cercare di dare una spiegazione. La compressione dell'aggressività infatti, non appartiene a una sola ma a tutte le donne. Da meditare. Soprattutto sapendo che:

L’aggressività maschile è la prima causa di morte e di invalidità permanente (dati Onu) per le donne in tutto il mondo.
www.controviolenzadonne.org