A volte le interviste servono anche per riflettere sul proprio lavoro. Certe domande non le avevo ancora incontrate, e in questa ce ne sono un paio che mi hanno fatto davvero pensare... credo che resterà tra quelle più partecipate che la sottoscritta ha rilasciato fino a questo momento. Grazie a chi me l'ha fatta e a chi la leggerà.
Leggendo il tuo curriculum viene da pensare: una vita nella scrittura. Partiamo da qui, da questa presenza, dal suo “significato”…
“Ogni tanto ci penso anch’io e cerco l’inizio. Ma non c’è un inzio. Esiste invece, da sempre, un grande amore e un profondo rispetto per la parola. Una predisposizone che qualche insegnate illuminato ha intuito fin da subito. Credo che il significato si possa intravedere nel mio disperato tentativo di farmi ascoltare, di essere il più chiara possibile quando dico, e di raccontare storie che conducono, come succedeva a me da piccola, in mondi diversi, dolorosi, ma fertili”.
E sul punto torneremo più avanti. Ora vorrei invece chiederti questo. Sceneggiature, romanzi, saggi, articoli giornalistici: in quale di queste direzioni hai mosso i primi passi?
“Ho inziato con il teatro. A vent’anni sono entrata nel laboratorio di drammaturgia del Piccolo Teatro, ora Civica Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi. Quindi ho lavorato sulla drammaturgia, dialoghi e monologhi e ho scritto i miei primi testi teatrali. Poi sono arrivate le sceneggiature cinematografiche. Era un momento molto effervescente a Milano, prima di tangentopoli e della fuga generale di tutti. Pieno di stimoli e di incontri capaci di cambiarti”.
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