giovedì, 09 luglio 2009

VEDO MARE!

IO TI PERDONO

Doris Vergani è tornata. Il fortunato personaggio di Elisabetta Bucciarelli, autrice di questo romanzo, dopo i precedenti Happy Hour e Dalla parte del torto, mentre dovrebbe fare luce su il ritrovamento di uno scheletro in un’area dismessa della periferia milanese, viene suo malgrado coinvolta in un’indagine riguardante misteriose sparizioni di bambini in una località valdostana. E questa volta Doris, al secolo Maria Dolores, oltre alle indagini, dovrà fare seriamente i conti con sé stessa e con il suo passato, e con il piccolo stuolo di uomini con cui, tra professione e vita privata, ha a che fare.

Il Lato Oscuro che comprende sia i meandri della mente umana nelle sue pieghe più profonde, ma anche le cose, da boschi assai poco bucolici e angoli di città fatiscenti come l’essenza di chi li vive, si fa sentire con maggiore forza rispetto ai precedenti romanzi. La qualità con cui sono tuttavia trattati, con tutti gli antidoti del caso a partire proprio dal perdono del titolo, è ancora più raffinata che nei precedenti lavori, e sicuramente di gran lunga migliore del resto della letteratura media corrente, sia italiana che straniera.

Lo studio, e il movimento, dei personaggi, ambienti evocativi inclusi, sicuramente realistici ma nient’affatto stereotipati, crea immediatamente nei lettori quei meccanismi di accettazione e rifiuto presenti nelle migliori storie di sempre. Il dinamismo di quelli in carne ed ossa è rappresentato dall’evoluzione che subiscono all’interno del racconto, a partire proprio dall’ispettore Vergani. Inoltre la Bucciarelli (che è anche docente di scrittura creativa, ndr) costruisce un impianto narrativo a prova di scasso, colpo di scena finale incluso, che riesce a spiazzare il lettore, anche quello più smaliziato, in più di un’occasione.

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continua, QUI.

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Sul blog della PaPi, qualche consiglio di lettura per l'estate, lasciato da amici, soprattutto ;o)

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In entrata, regali mooolto graditi: Armando Savignano, Preghiera e poesia, L'esperienza religiosa di Henri Bremond, Edizioni Messaggero (vi dirò).

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Hugues Pagan, La mossa del gatto, Meridiano Zero (sono un po' fissata?)

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Ennio Flaiano, Una e una notte, Bompiani (non vedo l'ora...)

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a presto!

sabato, 27 giugno 2009

Buon fine settimana, io sarò a Roma, al Belvedere Cederna, ore 20, domenica 28 giugno, con Gaja Cenciarelli e Io ti perdono.

postato da: labuccia alle ore giugno 27, 2009 10:59 | Permalink | commenti (4)
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lunedì, 15 giugno 2009

PAROLE ANTICHE

(...) La poesia antica è lo specchio di una cultura che crede nel potere delle parole. Gli antichi conoscono perfino la parola che vince la morte e ha il governo della natura. Mi sto riferendo al ben noto mito di Orfeo, il poeta che commuoveva le stesse pietre con la bellezza del suo canto e che in virtù del suo dono godette del raro privilegio di riportare la moglie prematuramente morta sulla terra. D' altra parte, il mito di Orfeo ci insegna che la potenza della parola non è onnipotenza. La parola vince se rispetta le regole del mondo in cui si manifesta. Orfeo aveva stretto un patto con il dio dei morti - di non voltarsi mai, prima di riuscire alla luce, per accertarsi che la moglie lo seguisse. Invece si girò ed Euridice fu persa una seconda e definitiva volta. La parola, insomma, ha un ambito di azione, che può essere anche vastissimo, può anche scendere agli inferi e lì esercitare la sua forza. Ma alle parole devono anche corrispondere azioni adeguate. Per di più, perduta Euridice per sempre, Orfeo continuerà a infrangere le regole. Se ne andrà in giro solo per il mondo, poetando, e respingerà le altre donne. La sua fine è orribile, ma in fondo inevitabile. Sarà squartato proprio dalle donne e disperso. Di sole parole, infatti, non si vive. Ci vuole anche il resto. Ci vuole l' amore. I poeti antichi si preoccuparono, come nessun poeta moderno si è mai preoccupato, di durare. Noi moderni tendiamo a concentrare la nostra mente su chi siamo stati, pensiamo all' infanzia, a quel che non c' è più. Gli antichi pensano ai posteri, a quel che non c' è ancora. Per questo la poesia antica è così essenzialmente diversa dalla nostra: perché non si abbandona ai ricordi personali, nemmeno quando esprime il massimo della soggettività, come vediamo in Catullo. (...)

continua qui. Corsera di Sabato 13 Giugno, di Nicola Gardini.

Parole e azioni adeguate. Pensavo di aver esaurito questo rovello e invece sono ancora ferma a pensarci. Parole dette, azioni evase. "Le parole sono importanti", semplificava Moretti, ma se non lo sono per chi scrive, per chi allora? Non riesco a tenere insieme la scrittura e la verità. Il sentimento e la fuga. La paura che possono fare le parole. Quelle stesse che utilizziamo per raccontare, per esprimere pensieri profondi o carezze leggere. Da chi usa parole  per mestiere non siamo in grado di accettare menzogne. Quelle peggiori. Dette per salvare i sentimenti. Dette per non deflagrare nella frustrazione. Dette per mantenere uno status quo marcio.

Poi c'è un ragazzino di nove anni che si è tolto la vita. Passioni tristi. Silenzi. Che esempio stiamo dando? Se ci va bene, (se in casa nostra), i figli si limitano a sputarci in faccia o se si chiudono nella loro stanza alzando la musica, siamo fortunati, sì. Ma il disamore collettivo, le ali tarpate, i desideri liquidi che spurgano dai colletti, repressi, costretti, non vissuti, negati, sono montagne. Si sommano da una casa all'altra. Escono dalle finestre. Si respirano sui banchi di scuola. Insegnati che sognavano di essere fisici nucleari, poeti, ballerine, scrittori famosi. E invece ripiegano su scolaresche fervide di immaginazione e sogni e li castrano giorno dopo giorno. Inesorabilmente. Con le loro risatine di scherno. Con il loro bottino di insoddisfazione cosmica. Con la loro pratica azzerata a vivere nel mondo. Con le paure di ogni forte emozione. Di ogni virgola di vita. Non ce la farai mai perchè non ci sono riuscito io. Non lo dicono ma lo esalano. Mandano nell'aria il messaggio della loro sconfitta. E' colpa nostra, di tutti. Non stiamo più scegliendo per la forza dello spirito, non più per la potenza delle idee o della libertà, non certo per i sentimenti violenti e carichi di istinto vitale. Siamo una palude. E parliamo con le parole degli altri. O cantiamo la depressione. O inneggiamo al "corpo morto", la boa che dovrebbe evitare di farci affogare per dare un esempio di rettitudine basato sulla paura e sul terrore di venir giudicati. Povere figlie. Poveri figli. Non conoscono le rabbie, non le estreme felicità. Non la carne capace di esultare. Non il pianto a dirotto per un amore finito. Solo l'acquitrino dei cocci incollati. Delle paroline spezzettate tra una zucchina e un pomodoro in insalata. Sermoni, prediche, bon ton. Buona educazione, musica perfetta. Letture adeguate. Sport. E ognuno, per conto suo, cova. Cova ricordi, porta sempre con sé pensieri condensati e costretti, che sono la vera colpa. Quella per cui il clima non muta. E il contrappasso esige le sue leggi. Ecco. Oggi va così.

postato da: labuccia alle ore giugno 15, 2009 09:46 | Permalink | commenti (4)
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mercoledì, 10 giugno 2009

CALHOUNE vs VERGANI

Sto vivendo immersa in un mondo parallelo. Fatto di personaggi e immagini. Gillo Dorfles sta cercando la pittura a Venezia, ma come? E' piena di pittura Venezia! Forse anche lui sta vivendo in un mondo di cose sue. Va bene così. Ogni tanto qualcosa mi distoglie da questo vagare, anzi da questo ondi-vagare. Una notizia buona su Io ti perdono, una mail con mms, vetrine in giro per l'Italia. Non sono abituata. Auguri di compleanno fuori stagione (ma sono stata così brava a depistare il mondo? Come la Vergani c'è un motivo, chissà che leggendo il libro qualcuno capisca quale ;o), amiche che risorgono dal vuoto cosmico del passato (ma chi l'ha detto che il passato è "pieno"?). Stranezze. C'è un ingorgo emotivo in questo momento, ci sono mail intense, forse troppo. Ma di cui sono grata. C'è uno strano vento che soffia, non solo su Bologna (come dice Simona) ma anche su Milano. C'è odore di aceto nell'aria e un trapano dai miei vicini di casa che alle sette comincia a trapanare. Stanotte ho iniziato un nuovo Hugues Pagan. Che gran gusto, finalmente.

Analogie:

"Era fresca del corso per ispettori e mi avevano incaricato di iniziarla, o almeno istruirla. Per due anni le ho reso la vita difficile. Non volevo donne nella mia squadra, ma Calhoune era più di una donna. A modo suo, ma come Léon, era una dura. Modesta come tiratrice, ma cocciuta e determinata. Di tutti i poliziotti che ho svezzato, Calhoune era certamente la più dotata, anche se non la meno fragile. Come tutti noi, Calhoune aveva due facce. A sapere quale avrebbe vinto... Non è che non avesse vizi, ma le mancava la forza disincantata che conferiscono la pratica abituale della menzogna e lo spettacolo dell'avidità. Avrebbe dovuto essere più resistente e insensibile, con meno bisogni, non necessariamente di lusso. Ai propri capricci si può sopravvivere, alle proprie voglie no. Voleva tante di quelle cose, Calhoune... Per cominciare voleva essere felice, il che non è mai un buon punto di partenza. (...) Come mi aveva detto Franck, sul ponte Solférino: "Calhoune è una donna costosa, molto costosa."

"I veri giocatori vogliono perdere, il loro massimo desiderio è punirsi per cose che non hanno mai fatto."

Hugues Pagan, Dead End Blues, Meridiano Zero (Pagan è uno scrittore che guarda il mondo, da vicino. Non lo teme, non ne ha paura. Deve aver sbirciato anche dalle mie parti e, sono sicura, anche dalle vostre.)

Musica, anche se non c'è niente di pubblico da festeggiare, credo valga sempre la pena desiderare cose belle anche se non ce le possiamo permettere, altrimenti non rimane che una cosa: la frustrazione di non poter nemmeno desiderare. Ma questo riguarda i sogni e non tutti sappiamo o siamo stati abituati a sognare. 

Lui mi fa ridere. E Qui? Divertente, sì.

postato da: labuccia alle ore giugno 10, 2009 09:43 | Permalink | commenti (3)
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mercoledì, 03 giugno 2009

IO TI PERDONO

sul Corriere Nazionale Umbro Adriatico.

Un villaggio di montagna. Una bambina scompare nei boschi. Un prete si rivolge all’ispettore Vergani. La conosce da quando, ragazzina, trascorreva le vacanze in quella valle. Silenzi, paura, accompagnano questa narrazione dove si affaccia il campionario umano prodotto dal nostro tempo. “Io ti perdono” (ed. Kowalski - Colorado Noir) è il nuovo libro di Elisabetta Bucciarelli, in cui rimette in gioco la protagonista delle sue storie: Maria Dolores Vergani. 

Chi é questa donna e come é cambiata nei tuoi romanzi?  

“Maria Dolores Vergani è una donna laureata in psicologia, che di professione fa l’ispettore di Polizia. E’ single, vive del suo lavoro, non fuma, non beve e non è trasgressiva. La racconto in uno spaccato di età tra il 35 e 40 anni, un momento delicato. Il corpo cambia, le emozioni si fanno più intense e le ideologie vacillano. La Vergani non ha ancora una famiglia, crede nella verità più che nella giustizia e cerca di attutire il male che la circonda con una ricerca etica del bello. Ha ideali e aspettative troppo alti, che si scontrano inevitabilmente e di continuo con il piano di realtà. Non è un personaggio fisso e immutabile, come spesso sono i seriali, ma si modifica come accade a tutti nella vita. Soffre e prende consapevolezza, entra in crisi e analizza le motivazioni. E’ in continua evoluzione. Per questo non riesco ad abbandonarla e continuo a pensare che sia interessante raccontare il mondo attraverso i suoi occhi. Dal primo romanzo, Happy Hour (Mursia) a Io ti perdono, la Vergani raggiunge nuove consapevolezze. Guarda la propria vita e gli altri, il presente e il passato sempre più da vicino, e forse riesce a ridurre le distanze tra lei e il mondo abbassando le difese e ricominciando a fidarsi del prossimo anche se con immensa cautela.” 

Il mondo maschile esce un po’ male dal tuo libro. Cosa sta succedendo?  

“Quello che mi preme raccontare in “Io ti perdono”, è l’assoluta mancanza di un’educazione emotiva e sentimentale adeguata per affrontare la complessità dei rapporti che ci troviamo a vivere ogni giorno. I protagonisti, spesso il centro vero e proprio del mondo femminile, sono gli uomini. Padri, fratelli, compagni, fidanzati, amanti e mariti. Quanto le donne sono disposte ad accettare? Quante promesse mancate? Fino a che punto possono arrivare per amore di un uomo? In Femmina de luxe (PerdisaPop) ho affrontato il tema della chirurgia plastica e della bellezza a tutti i costi, qui invece, cerco di mettere a fuoco le dinamiche degli amori impossibili e malati. Quello che mi pare di poter osservare è una fragilità maschile sempre crescente, l’incapacità di prendere decisioni, i desideri che vengono scambiati per diritti. E a pagare la maggior parte dei prezzi sono le donne. Mogli tradite, amanti abbandonate, fidanzate intercambiabili.” ...

continua QUI.

E poi... è la prima volta che succede da quando la conosco. E siamo amiche da molto tempo ;o) Quindi vale ancora di più. Nella sua homepage ci sono anch'io. QUI.

postato da: labuccia alle ore giugno 03, 2009 09:20 | Permalink | commenti
categoria: , bartolomeo di monaco, io ti perdono
martedì, 02 giugno 2009

CREPA-CUORE

C'è una donna nel web, che adoro. Una porcellana di pelle diafana, con un sorriso accogliente. Ha chiesto parole. E in molti hanno mandato parole. Qui le mie.

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categoria:parole, , gaja cenciarelli racconti
giovedì, 28 maggio 2009

RITORNO ALLE RADICI: SABATO 30 MAGGIO SARO' NELLE MARCHE. 

Tratto da Salvagente

Un appuntamento marchigiano per questo fine settimana: quinta edizione del festival-expò “giallocarta”, la prima autonoma e in tarda (estiva) primavera, a Civitanova il 29 e 30 maggio, giusto il weekend prima del voto.

Civitanova Marche è a cavallo fra le province di Macerata e quelle fermana, di nuova istituzione. La cittadina è sulla costa, centro marinaro e peschiero nel perimetro dell’alveare calzaturiero, trentottomila abitanti, ricca e ciarliera come tante. Fino allo scorso ottobre, all’interno della grande fiera nazionale autunnale dedicata alla carta, si svolgeva anche l’appuntamento sul genere giallo: presentazione di libri e riviste con autori italiani, cena honoris causa, premio per inedito racconto breve thriller (e volumetto che raccoglie i primi classificati). Successo di critica e di pubblico.

Quest’anno si replica e si rilancia. Istituzioni locali, culturali e imprenditoriali, hanno deciso di puntare sulla manifestazione, collocandola in un luogo bibliotecario teatrale e in un periodo stagionale solare indipendenti. E si comincia alla grande: Lucarelli e Bucciarelli, elli, loro, l’icona dei colori misteriosi nazionali e l’autrice italiana forse più interessante degli ultimi anni (di origine marchigiana!), le valutazioni della giuria sulle quasi cento proposte di racconti del concorso, una cena di brodetti segreti. Sia chiaro, l’ho già spiegato spesso: il giallo scoppia. Letteratura e critica letteraria, romanzi e riviste, dizionari e riedizioni, interviste e speciali. Al cinema e in tv. In teatro e a fumetti. Italiano e estero (ogni continente, ogni lingua, ogni cultura hanno il proprio). Negli anni novanta sono nate le scuole metropolitane, da qualche anno emergono le dimensioni regionali. (...) continua...

Il programma lo trovate qui.

postato da: labuccia alle ore maggio 28, 2009 22:49 | Permalink | commenti
categoria: , marche, carlo lucarelli, elisabetta bucciarelli, io ti perdono, civiitanova marche, giallocarta
giovedì, 28 maggio 2009

DAI BLOG: IO TI PERDONO su UNOENESSUNO.

Al centro di questo noir, il concetto del perdono, secondo diverse sfumature.

Il perdono concesso in confessione per i propri peccati, al mostro che rapisce i bambini nei boschi della Val d'Aosta.
Il perdono che non si riesce a concedere a se stessi, per una sorta di presunzione o crudeltà. Come per Maria Dolores Vergani e il suo rapporto irrisolto con gli uomini che le mostrano il proprio amore.
Il perdono verso i propri padri, quelli adottivi e quelli che ti hanno abbandonato ...
Il perdono verso il male, verso chi ti ha fatto dolore.

"La soglia di sopportazione del male. Ognuno ha la sua. l'abitudine a frequentarlo, certo, rafforza. Crudeltà, cattiveria, sadismo, plagio, quante forme esistevano capaci di piegare fino a spezzare il corpo di un uomo? E ognuna doveva fare i conti con le resistenza individuali. Non tutti siamo capaci di attuare le stesse difese. Non siamo permeabili al dolore nello stesso modo. Non abbiamo la stessa consuetudine alla frequentazione del male.Maria Dolores Vergani era corazzata.
Distanza terapeutica più assuefazione alle esercitazioni demoniache. Una bella campana di acciaio che si portava dietro come il carapace di una testuggine o l'armatura di un cavaliere medioevale. Ma esistono sempre delle impercettibili fessure dove l'acqua, la sabbia e l'aria riescono a infiltrarsi. Scavare lentamente e a fondo.Smuovere e corrompere. Di quelle aveva paura".


Più che un giallo, stiamo parlando di un romanzo sociale, poichè affronta in modo anche spietato, freddo, tanti aspetti della nostra vita sociale. L'amore, la violenza, la pedofilia, il sesso, lo stupro.Il meccanismo del giallo diventa solo un tramite per raccontare della Milano piena di locali con ragazze dell'est in cerca di un maschio che le mantenga.
Della trasmigrazione dei milanesi chic verso la periferia, in cerca di nuovi territori.

"Al Molly Malone si mangia tanto e bene.I milanesi upper, dopo aver battuto i night conosciuti della metropoli, hanno provvisoriamente lasciato la città in mano a extracomunitari e mandrie d'oltre cortina. Con il bermuda e il polpaccio tatuato d'estate. Con i calzoni stretti e la cmaicia nera d'autunno. I rampolli più o meno cresciuti, se ne vanno invece bel belli a colonizzare l'hinterland, lasciando traccia di sè nel cuore delle fanciulle in età da marito".

Al centro una storia di pedofilia, sui monti dove trascorreva le sue vacanze la Vergani, in Val d'Aosta: bambini che scompaiono e che rimangono marchiati per sempre dalla brutale esperienza. Maria Dolores viene richiamata dal sacerdote del paese, che le chiede di aiutarla in veste di psicologa, ma non vuole e non può raccontarle quanto ha saputo tramite confessione.

Intanto a Milano un'inchiesta che mette assieme prostituzione di ieri (un gruppo di donne tutte imparentate tra loro) sparite improvvisamente dalla circolazione, e la nuova prostituzione di oggi.Belle ragazze dell'est, a caccia di un maschio che le mantenga. Un mucchietto d'ossa risalente agli anni 70, che la porta ad una ragazza scappata da casa, dai genitori.

Su tutte queste storie lo sguardo lucido, verrebbe da dire spietato della Vergani, l'ispettore di polizia della Questura di Milano. Con i suoi problemi di cuore:
"
Tanto la Vergani era in grado di comprendere gli altri, sostenerli e svelarli nelle loro malefatte, quanto era totalmente incapace di avvicinarli senza la sua professionale distanza terapeutica. E nelle faccende di cuore, quelle private, era da sempre incapace di utilizzare l'organo preposto. Che non era in mezzo alle gambe, ma al centro del cuore. Alzava barriere, creava labirinti, proponeva difficoltà".

Perchè l'indagine più difficile è quella che Dolores fa su se stessa, sul proprio rapporto irrisolto con i fidanzati, con i genitori, con gli altri. Il proprio passato e il proprio presente.Un noir intenso in cui la componente psicologica è prevalente, quasi un trattato, in cui l'autrice non risparmia nulla, non fa sconti al lettore.

Buona lettura!

postato da: labuccia alle ore maggio 28, 2009 10:25 | Permalink | commenti
categoria:blog, , elisabetta bucciarelli, io ti perdono, unoenessuno
giovedì, 21 maggio 2009

LE MIE PROPOSTE IN VIDEO. Riscrivere la storia o raccontarla come si deve.

ROMANZO STORICO: LE DONNE RISCRIVONO LA STORIA CON LE EMOZIONI.

PATRICK FOGLI: AL CUORE DELLA STORIA E DEGLI UOMINI.

GIUSEPPE SCARAFFIA CON SILVIA RONCHEY: PERSONAGGI DELLA STORIA, FEMME FATALE.

dall'emozionante Festival Blues di Piacenza (grande Seba Pezzani!), il reportage di Marina Magri (bravissima), qui.

sabato, 16 maggio 2009

PRIME NOTIZIE DA TORINO

Grandi emozioni. Troppe da raccontare. Simonetta Agnello Hornby ha presentato Io ti perdono. Considerazioni importanti. Parole che non dimentico. Luca Crovi e Tutti i colori del Giallo. Tanti lettori mi hanno fatto domande. Amici ritrovati. Nuove conoscenze. Interviste interessanti. Beppe Scaraffia e Silvia Ronchey. E Patrick Fogli. E Alicia Gimenez Bartlett. Una segnalazione del mio libro su D di Repubblica. Notizie buone. Don Vito. Compleanni. Strade sbagliate. Ma anche giuste ;o)

Grande festa dei libri. Tanti ragazzi. Tantissimi bambini. Sorrisi. Sguardi. Mani.

Ho comprato qualche nuova lettura. Ho regalato parole. Mi hanno detto. Ho detto anch'io.

Domani Piacenza.

Qui, da un blog.

Qui, da Booksweb.tv

 

postato da: labuccia alle ore maggio 16, 2009 23:07 | Permalink | commenti (2)
categoria: , fiera del libro, simonetta agnello hornby, patrick fogli, io ti perdono, silvia ronchey, beppe scaraffia
domenica, 10 maggio 2009
postato da: labuccia alle ore maggio 10, 2009 12:08 | Permalink | commenti
categoria: , pink floyd, mamma, mother
giovedì, 23 aprile 2009

IS IT THE RIVER?

Ma lui non parla. Continua a guardare avanti. Il suo volto è imperfetto: spazi vuoti, buchi. Il viso è composto da diverse parti, come se fosse riflesso in uno specchio rotto, un'immagine fatta a pezzi - come dopo l'impatto con un missile. (...) Si possono solamente fare delle congetture, perché quel viso assemblato sta ancora fissando di fronte a sé, in silenzio. Alcuni pezzi sono andati perduti? Le parti bianche sono come quelle piccole schegge che, (...), mancano anche se i i bordi dei cocci combaciano. Nessuno in giro a chiedere informazioni, only the neatly deposited garments someone left on a branch.

Hans Schabus. Opening 1 April until 7 may 2009. Via Ventura 6, galleria ZERO.

postato da: labuccia alle ore aprile 23, 2009 09:39 | Permalink | commenti (2)
categoria:milano, arte, , hans schabus
sabato, 21 marzo 2009

LA REPUBBLICA, su Femmina.

Femmina de luxe, di Elisabetta Bucciarelli (Perdisa editore) è un avvincente racconto che mette in scena un ricco habitué dei ristoranti, degli alberghi alla moda; una giovane e bella fisioterapista che scompare dopo un intervento di liposuzione; una grassa e golosa guardarobiera della Scala che sembra essere l'unica a volersi sottrarre  alla tirannia della taglia 40 e al modello del corpo “perfetto”. L'indignazione morale da cui germina il racconto è proprio nei confronti di quel miserabile mondo della ricchezza modaiola per il quale la donna è solo un bell'oggetto da scovare, plasmare e possedere. Così il corpo femminile viene costretto nelle forme asettiche delle top models fino al punto di non avere più nulla a che fare con l'individualità di ciascuna donna. Alessandro Castellari.

Grazie.

Ho voglia di leggere: questo. Questo e ho quasi finito questo.

Oggi è primavera. Sì. Ripenso alla primavera scorsa. No. E' meglio questa :o)

postato da: labuccia alle ore marzo 21, 2009 14:20 | Permalink | commenti (4)
categoria:recensione, , corpo, mercury rev, top model, femmina de luxe
domenica, 08 marzo 2009

FEMMINA ON AIR SU LIFEGATE

Domani, lunedì 9 marzo, alle 12.00 andrà in onda su Lifegate 105.1 (con replica alle ore 16), un'intervista alla sottoscritta su Femmina de Luxe.
Serata molto bella ieri alla Libreria di Via Volta a Erba, con Severino Colombo e Gianni Biondillo, più gli Anima_li di Monica Galanti.
Una libreria come si deve. Accogliente e ricercata.
Mogli, bambini, amici, lettori, pubblico, presidenti, fotografi, giornalisti, creativi. Domani su Il Giorno (scusa PaPi :o), la foto di gruppo del quartetto, Biondo_Seve_Moni_Buccia. (ps: oltre a Femmina in vetrina ho visto Alle Signore piace il nero e l'ho sfogliato per la prima volta... è sempre un'emozione!)
Da leggere questa intervista a Mariano Sabatini, che dice sempre quello che pensa e per questo mi piace molto!
Da vedere, l'intervista a Colitto che ho fatto qui.
giovedì, 05 marzo 2009

APPUNTAMENTI A BREVE

Sabato sera, 7 marzo, sarò a Erba alla Libreria di via Volta, a presentare Gianni Biondillo e Severino Colombo e il loro: Manuale di sopravvivenza del padre contemporaneo. (Diventare Pa3 in poche, oculate mosse), Guanda.

Lunedì 9 marzo, sarò a Milano, alla Mondadori di piazza Duomo, presso lo Spazio eventi. Ore 18.30, cocktail e presentazione del libro: Alle signore piace il nero, Sperling & Kupfer. Condurrà Luca Crovi e saremo presenti in tante: le curatrici e autrici Barbara Garlaschelli e Nicoletta Vallorani, insieme a Carmen Covito, Donatella Diamanti, Licia Giaquinto, Adele Marini, Elisabetta Bucciarelli, Daniela Piegai, Daniela Losini, Diana Lama e  Nicoletta Sipos.

Ho letto molto in questo periodo, libri molto distanti da me ma ugualmente belli. Segnalo un noir senza scampo: Luca Poldelmengo, Odia il prossimo tuo, Kowalski. Prossimamente il resto, su Booksweb.tv.

martedì, 17 febbraio 2009

UNA TORTA ALLA MERINGA

Femmina de Luxe di Berriolo Sandra su Dol's il sito delle donne on line.
Una storia noir sul corpo e sulle sue modificazioni naturali e forzate e sulla ricerca smodata di una perfezione. Intervista a Elisabetta Bucciarelli.
Femmina de Luxe (Perdisa editore) di Elisabetta Bucciarelli è un noir, ambientato a Milano, in cui si intrecciano le vite di due donne esteticamente molto diverse ma ugualmente insicure e fragili.

In una recensione sul blog di Marco Minghetti, Paola Pioppi scrive così: “un libro breve e fulminante, una storia che lascia tanta inquietudine nello scivolare distante e parallelo delle vite delle due protagoniste, ma che suggerisce molteplici spunti per ragionare sul nostro modo di porsi rispetto al valore dell’estetica, rispetto all’autocompiacimento come prodotto dell’approvazione altrui.''

L’autrice dice: “è una storia noir sul corpo e sulle sue modificazioni naturali e forzate e sulla ricerca smodata di una perfezione presunta e irraggiungibile. Olga, incurante di mode e convenienze sociali, non vuole dimagrire perché per lei il peso è un’identità. Invece Marta è una vittima sacrificata al dio della perfezione estetica: apprezzata, desiderata e dalla figura piacevole, nasconde un profondo disagio che nessuno sa cogliere. E’ molto magra ma il tentativo di eliminare quell’unico, piccolo, difetto che la divide dal suo ideale la porta alla perdizione.''

Tralasciamo in questa sede l’analisi e commento alla storia thriller ed anche gli altri protagonisti per concentrarci sul cospicuo sottofondo psicologico.
Questo è un libro sull’ incapacità di accettarci per quello che siamo da ogni punto di vista: fisico, professionale, psicologico. Da questa frustrazione nasce il tentativo di rispondere in modo compulsivo e ansiogeno alle aspettative altrui, cercando di trasformarci e adattarci quanto più possibile a modelli esterni, spesso molto distanti da ciò che davvero siamo.

Come ci si adatta?
Con tutti i mezzi che abbiamo a disposizione. Ad esempio attraverso il cibo. Diamo al cibo la delega per rendere appetibile o repellente chi si esprime per suo tramite. In Femmina tutto ciò è portato all’estremo: da parte di quasi tutti i personaggi, c’è la ricerca ostinata di una presunta perfezione estetica ma anche una forma aberrante di compensazione volta a colmare la profonda mancanza d’amore. Il tutto per raggiungere un fantomatico equilibrio destinato a trasformarsi inevitabilmente in frustrazione. Un’illusione destinata a rendere tutti infelici.

E le donne in particolare  vivono questa situazione?
Soprattutto, infatti si pensi alla quantità di donne, non solo adolescenti, che si astengono dal mangiare o si nutrono molto poco. O al contrario sono bulimiche. Le donne spesso fanno del cibo un’arma contro se stesse e nei confronti del mondo. Quando questo non succede ci pensa il mondo a porre il problema della forma. Entrambe le donne del mio romanzo, Olga e Marta, proveranno a trasformarsi in femmine di lusso, a oggettivarsi per trovare una presunta e agognata felicità cercata erroneamente fuori da sé.

E tu che rapporto hai col cibo, invece?
Conflittuale e problematico da sempre. Ma ho imparato a controllarmi. So che il pensiero ossessivo di un chilo di troppo è in realtà il campanello d’allarme per altri problemi: ansie, preoccupazioni, disagi. Per vincere la mia istintiva diffidenza nei confronti del cibo ho trovato delle strategie. Piatti cucinati molto bene e molto belli da guardare. Più portate con poche cose ciascuna e se possibile sempre diverse.

E tu cucini?
Sì cucino, ma solo se sono di buon umore e in pace con il mondo.
Allora preparo verdure in tutti i modi, ma anche lasagne e piatti esotici, a base di pollo e avocado o crostacei. Se non è così, cerco di essere semplice: piatti sicuri, pasta con sughi freschi a base di pomodoro.

Cerchi di attrarre col cibo?
Direi di no. Al contrario sono attirata dagli uomini che sanno mangiare bene e distinguono gli ingredienti e i sapori. Sono esseri pericolosi, hanno per me un valore aggiunto.

Cosa noti di più in un piatto (estetica, valore calorico…sapore)?
L’estetica e il sapore. E la quantità più che le calorie: poco di tutto è il mio motto. Importante per me è anche il profumo. Se non è di mio gradimento non riesco neanche ad assaggiare. Infatti una cosa che non sopporto sono i formaggi, di qualsiasi tipo.

Se fossi un dolce cosa saresti?
Una torta alla meringa

Il tuo cibo (piatto o alimento singolo) del ricordo?
La ciambella della nonna Maria, senza dubbio, con la glassa bianca e gli zuccherini colorati sopra. Ma anche la purea di patate della mamma, soffice come la neve.

Con che cosa ti consoli?
Guacamole (salsa a base di avocado) e cioccolato. Il mio preferito è quello al latte, completamente bianco.
 

postato da: labuccia alle ore febbraio 17, 2009 16:35 | Permalink | commenti (2)
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mercoledì, 07 gennaio 2009

E' sempre difficile tornare a casa

La Peugeot nera lasciò l'asfalto, attraversò davanti ai distributori di carburante e si fermò sotto l'ombra di un albero. I quattro uomini scesero, entrarono nel bar e ordinarono birra.

- Salute, - disse il primo.

- Salute, - rispose il secondo.

- Che domani sia un giorno fortunato, - disse il terzo.

- Che possiamo tornare a casa, - aggiunse il quarto.

- A casa in che senso? -

- Ciascuno a casa sua.

- Dicono che la propria casa stia esattamente dove nasce l'arcobaleno.

- Allora non deve essere un posto facile da raggiungere.

- Certo che no.

Pagarono, uscirono e ripresero la strada.

Antonio Dal Masetto, E' sempre difficile tornare a casa, Einaudi.

Si torna. Grazie di molte cose. Dei libri ricevuti a Natale e dei bei momenti. E di altro che dirò più avanti. Anche di questa sorpresa, che ha molto di simbolico. E mi ha fatto arrossire. Un pezzo di memoria. Passata e futura. Periodo intenso. Per me e per chi l'ha condiviso con me. E continua a farlo. La femminuccia ha un suo blog. Grazie.

Buon Anno a tutti, nessuno escluso.

 

 

 

postato da: labuccia alle ore gennaio 07, 2009 14:56 | Permalink | commenti (2)
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venerdì, 21 novembre 2008

Nella Milano-pattumiera ecco "Femmina De Luxe".


Elisabetta Bucciarelli ha la capacità di usare la scrittura, pagina dopo pagina,  come  si fa per  una partita  a scacchi. C’è Milano. C’è nel bene e nel male. Niente città “da bere”, ma una città in cui la Bucciarelli si immerge, senza evitare peccati, segreti, vita marginale e vita stile Vuitton. Il titolo del suo ultimo lavoro è “Femmina De Luxe”, ed è edito da “Perdisa Pop” nella collana diretta da Luigi Bernardi. Un piccolo volume, la cui ricchezza è nei personaggi carichi di vita. Si tratta di un noir in cui l’autrice ripropone l’ispettore Maria Dolores Vergani, che abbiamo trovato in “Dalla parte del torto” (ed. Mursia),  alle prese con la scoperta di una giovane donna trovata cadavere.
Intanto c’è chi imbratta le cabine telefoniche di feci. Si, la Milano della Bucciarelli è anche questa: la follia dei suoi personaggi, come Cavallo Lesso, o il Pazzo dell’Arte, e donne alla ricerca di se stesse o che mettono in gioco il corpo che nel libro non è un “valore aggiunto” piuttosto un oggetto di mercato, un status simbol, un mezzo di comunicazione.
Storie che si intrecciano, mondi tanto diversi da essere estremi, il tutto condito da una capacità narrativa che, come dicevo, sembra muoversi su una scacchiera che nel caso specifico è la vita di una città e delle persone con i loro tic, le loro follie, le loro tenerezze.
Ogni capitolo, nella sua brevità, è di grande efficacia. Elisabetta Bucciarelli usa dei “tocchi” che vanno direttamente al senso, un esempio di comunicazione efficace, dirompente, che lascia il lettore nella curiosità di capire come si evolverà la storia.
Un personaggio toccante è Olga. E’ grassa e morbida. Si piace e mangia pasticcini. E’ costumista alla Scala, e mixa la sua vita con la lirica e la ricerca di un uomo che possa darle un affetto vero. Olga è indifesa. Ingenua.  E cerca amore nella follia del  “Pazzo dell’Arte”, noto psicotico,  piuttosto che in Cavallo Lesso, uno che fa musica ma anche altro...
Olga non fa l’amore. Tocca e si fa toccare. “Ci vediamo cosi’ ci tocchiamo?”. Sembra una bambina con quanta semplicità e purezza desidera l’attimo erotico che le regalerà un sogno. In questo gioco c’è tutta la poesia che il suo corpo trasmette.
Troverà mai, nella Milano che non salva più nessuno, il suo amore? E la Vergani risolverà il caso della ragazza ritrovata cadavere? Tutto da leggere “Femmina De Luxe”! Un’altra ottima prova  di Elisabetta Bucciarelli e del suo modo personalissimo, e non affatto scontato, di proporre il noir.

Stefania Nardini, Corriere Nazionale Umbro Adriatico.

QUI, un giochino pensato da Tecla, Serena e Valentina e realizzato da Tecla, molto carino. Dove vivono e dove lavorano i poliziotti, investigatori, commissari, ispettori e chi più ne ha, creati dagli autori milanesi?

E poi, sul Noir in festival. QUI e QUI (bella l'immagine utilizzata dal Noir per il convegno, è di Vanessa Beecroft, Vogue Hommes, 2002. Perfetta per Femmina e in linea con molto di quello che racconto ;o)

Una pillola di Avoledo.

Una pillola di Biondillo.

giovedì, 20 novembre 2008

RICONOSCERSI (e magari spaventarsi, o anche no).

(...) spesso mi citava Cocteau: - E' come gli incidenti ferroviari: si sente, non si spiega -. (...) A volte mi descriveva minuziosamente un particolare: una luce gialla nell'angolo di un quadro; sullo schermo, una mano che si apre; religiosa, divertita, la sua voce suggeriva l'infinito. Mi diede tuttavia indicazioni preziose sul modo in cui bisognava guardare un quadro di Picasso; mi sbalordiva perché sapeva riconoscere un Braque o un Matisse senza vedere la firma: questo mi pareva stregoneria. Tutte queste novità ch'egli mi rivelava mi stordivano, e avevo un po' l'impressione che ne fosse egli stesso l'autore. Attribuivo quasi a lui l'Orfeo di Cocteau, gli Arlecchini di Picasso, l'Entracte di René Clair. (...) gli parlavo un poco di me, ed egli mi dava dei consigli. - Cerca di essere limpida, - mi diceva. Mi diceva anche che bisognava accettare ciò che la vita ha di quotidiano, e mi citava Verlaine, -la vita umile, dai lavori noiosi e facili -. Non ero completamente d'accordo; ma ciò che importava era che egli mi ascoltasse, mi comprendesse, m'incoraggiasse, (...)

Simone de Beauvoir, Memorie di una ragazze per bene, Einaudi.

postato da: labuccia alle ore novembre 20, 2008 10:31 | Permalink | commenti (3)
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giovedì, 13 novembre 2008

ESSERE IN PACE CON NOI STESSI

E' inutile cercare di fare pace con noi stessi, compiacendoci di tutto quello che abbiamo fatto. Per poterci stabilire nella quiete del nostro essere, dobbiamo imparare a essere distaccati dai risultati della nostra attività. Dobbiamo ritrarci, in qualche misura, da conseguenze che sfuggono al nostro controllo e contentarci della buona volontà e del lavoro che sono l'espressione pacifica della nostra vita interiore. Dobbiamo accontentarci di vivere senza osservarci mentre viviamo, di lavorare senza aspettare una ricompensa immediata, di amare senza una soddisfazione istantanea, e di esistere senza avere una particolare percezione. Soltanto quando siamo distaccati dal nostro io, possiamo essere in pace con noi stessi. Non possiamo trovare felicità nel nostro lavoro, se cerchiamo continuamente di estenderci al di sopra di noi e della sfera della nostra attività per poterci trovare più grandi di quello che siamo.

Thomas Merton, Nessun uomo è un'isola, Garzanti.

Grazie Antonella.

E il 28 Novembre sono qui.

 

postato da: labuccia alle ore novembre 13, 2008 10:16 | Permalink | commenti (13)
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