IL MITO RESISTE!
La letteratura e il persistere dei temi eterni
Ma il mito resiste.
Nonostante gli attacchi del presente
di Ohannès Choukhadarian«Occidente per principianti è un capolavoro. Lo pensa Tiziano Scarpa, e ne parla con Nicola Lagioia» (su Nazione Indiana, ottobre 2004). È unterminus a quo fra i molti, magari non il più significativo, tuttavia racconta bene uno dei modi con che la narrativa italiana di oggi si racconta. L'autoelogio, ovvero anche la lode del vicino di casa, vi sono praticate alla maniera antica, senza dubbio, ma con quel di più d'impudenza che è forse un tratto della contemporaneità. Siccome non tutti ricorderanno di che consti Occidente per principianti, vale la pena di farlo raccontare allo stesso Scarpa, nel 2004 non ancora vincitore di Premio Strega: «Il protagonista chiama la sua amica-amante Zelda, come la moglie di Scott Fitzgerald… I personaggi si mettono in viaggio per ritrovare il primo amorucolo, ancora in vita, di Rodolfo Valentino… Dunque siamo soltanto riverberi ectoplasmatici di una cultura-spettacolo più grande di noi? Siamo condannati a stare con gli occhi fissi sui vip di ieri e di oggi, e a raccontarli? La vita è un’ininterrotta mitopoiesi dei miti che non ci riguardano e che ci riguardano troppo, essendo noi dei semplici mitòpati?» (grassetto in originale). Il nucleo di questa finta domanda, scritta peraltro nell'italiano epilettico di molti narratori italiani maschi attorno ai quarantanni, è nell'aggettivo che la chiude: mitòpati. Dando e non concedendo che la parola esista, inferendo dal suffisso che voglia dire timorosi del mito, essa racconta bene un malanno della letteratura italiana di oggi. Senza conoscere l'intervista in causa, ne spiega bene sintomi e patologia Giuseppe Conte, in un recente contributo (“Nuove utopie e nuove avventure. Così si ritorna mitici”, ne Il giornale, 7 novembre 2009). Sarebbe da citare per esteso, se ne sceglie un passo per tutti: «E quei bravi ragazzi volonterosi che hanno inventato la New Italian Epic, possibile che nessuno gli dica che, chiamandola così, si mostrano poco new, poco epic, e molto italian, cioè italiani provinciali affetti da esterofilia congenita».
Precisamente. Sono gli eterni giovanotti che lodano John Barth e hanno letto di passaggio Dos Passos, che hanno Houellebecq come interlocutore e magari gli è sfuggito François Mauriac. Soprattutto, sono quelli dei romanzi sdraiati sul presente, in genere promossi quando non recensiti con somma lode da critici coetanei i cui punti di riferimento stanno fra il Gruppo 63 e Nanni Balestrini. Dice ancora Conte: «Quelli credono ancora al meta-romanzo, sono pronti a idolatrare, che so, Pizzuto e a infierire contro Eco, che a suo modo ha tentato una fusione tra genere alto e basso non estranea a una componente mitica. Ma nonostante i suoi nemici, il mito resiste».
Il mito resiste e costringe a parlare di temi eterni. Non già l'assoluto che il pur bravo Giuseppe Genna nomina a ogni piè sospinto (in Le teste, sua ultima uscita per Mondadori, il lemma ricorre con frequenza imbarazzante), sì piuttosto questioni come la colpa, il male, il dolore – e anche l'eros, ci mancherebbe, caro a Conte, al di lui nume D. H. Lawrence e a quanti altri ancora. E intanto, qualcuno che prova a raccontare anche in chiave mitica c'è. Alcune sono donne, più o meno giovani, e usano strumenti in apparenza inadatti (il noir, il thriller) per parlare d'altro. La più navigata, l'unica che scriva davvero per mestiere oltre che per vocazione, è l'Elisabetta Bucciarelli, soprattutto col dichiarativo Io ti perdono (Milano, Kowalski, 2009). Questo è davvero un catalogo di oggetti mitologici mascherati, beninteso, al presente: non facevano d'altronde anche così gli dèi greci? Qui, e in ispecie nella possente figura dell'ispettore di polizia Dolores Vergani, soffia forte lo spirito di Ermes.
CONTINUA...
ON AIR. Io ti perdono, oggi alle 16.35 è qui. Si ascolta anche on line.
postato da: labuccia alle ore novembre 11, 2009 09:16 | Permalink | commenti (1)
categoria:recensione, mito, radio cittĂ fujiko, io ti perdono, CHOUKHADARIAN
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