Quegli spasmodici trucchi di radianza. L'attesa è ricominciata,
La lunga attesa dell'angelo,
Di quella sua rara, rarefatta discesa.
Sylvia Plath, La cornacchia nel tempo piovoso.
| Io ti perdono |
| Scritto da Patrick Fogli | |
| dimanche 20 septembre 2009 | |
Io ti perdonoElisabetta BucciarelliKowalski , 2009Ci sono libri di cui è difficile parlare. Perché qualsiasi cosa si dica finisce per essere limitativa, per ridurre a qualche frase un contenuto che invece ha bisogno di tempo, di pensieri, di ascolto. L’ultimo romanzo di Elisabetta Bucciarelli, “Io ti perdono” (Kowalski), è uno di quelli. Non sono tanti e con i tempi che corrono si è fortunati quando se ne incontra uno. |
Passione è una parola morbida. Un cuscino dove appoggiare la testa. Un caldo connubio di esse. Le labbra che pronunciano e si toccano. La lingua sul palato a chiudere. Prova a sussurrarla e già lo senti. Se hai quella vibrazione nell’anima e nel corpo. Passione. Prevede disinteresse. Non è merce per scambisti o faccendieri. Non c’entra con classifiche o pulpiti. Passione è da sola. E’ sola per tutti. Non puoi insegnarla. Non puoi indurla. Solo riconoscerla. Accoglierla. Fasciarti di lei e con lei. Tra le parole belle c’è questa. Passione. Che è minimo comun denominatore per qualcuno. Orrida signora dal conto in banca sostanzioso, per qualcun altro. Non potrai averla. Se non per poco. Un attimo. Poi più. Vade retro. Paura e sconcerto. Per chi vive, ed è costretto, nel gelo dell’assenza o nel precipizio del corpo che diventa piano, piano polvere. Secco. Arido. Insignificante. Fatto di parole vuote. Recriminazioni e rovelli pseudointellettuali. Finti. Estenuanti. Passione è carne e anima. Desiderio. E’ testa bassa in quello che fai. Unire e separare. Controllare e lasciare gli ormeggi. E’ tanto e di più. E’ farsi deridere da chi non sa. Da chi non sa più. Da chi non ha mai saputo. E’ ricordare forte. E’ dimenticare per troppa intensità. E’ spreco se non la sai proteggere. E’ peccato mortale se ci rinunci. Dall’Alto la passione è stata un momento profondo. Forte. Totale. Rispettiamola quando si avvicina. E’ un dono potente e prepotente. Buttarla via è peccato. Mortale.
Inizia la Passione per il delitto, un festival letterario a cui sono molto legata. Perché ci sono i libri e ci sono affetti profondi. Perché le parole scritte creano legami. Che sono per la vita. Se sappiamo essere grati alla vita. Emotivamente, come sempre, il mio pensiero di buon augurio alla PaPi.
Pensando e parlando (anche leggendo)
Partiamo da leggendo: è vero, la prendo larghissima. Quindi segnalo questo acquisto dell'ultima ora: Manlio Sgalambro, Del delitto, Adelphi.
Pensando: da leggere questo post. L'amicizia. E' un valore. Per sempre. Allargo il campo e penso a quanti amici credevo e quanti sono. A quanti mi mancano e quanti non ho. A chi ha rinunciato alla mia amicizia. A chi ho rinunciato ad avere amico. Al tempo che mi rimane per trovare il coraggio di amicizie che paiono impossibili. A chi mi auguro, a chi non c'è più tempo. Alle delusioni. Ai sorrisi. Provate a insegnare questo. Ma potete farlo solo se lo sapete praticare. Altrimenti bevetevi un the che è meglio.
Parlando: domani 14 settembre qui, dopodomani 15 settembre qui.
FEMMINA COME LA SORTE...
(il corpo delle donne 1)
Proponiamo il secondo romanzo finalista del Premio Azzeccagarbugli per lanarrativa poliziesca, ed è un noir molto particolare. Innanzitutto per le dimensioni: brevissimo, al punto da poterlo considerare un racconto, eppure con il carico tematico di un romanzo. Poi per lo stile con il quale la storia ci viene proposta. Siamo a Milano, la Milano di adesso, triste, stressata, nervosa, senza punti di riferimento certi.
C’è il personaggio seriale di Elisabetta Bucciarelli, l’ispettrice di polizia Maria Dolores Vergani, ma la sua presenza è una delle tante, la sua storia si intreccia con le altre. Perchè è innanzitutto un romanzo corale, questo, il cui tema ruota attorno al corpo. L’ossessione del nostro tempo, e al centro la Bucciarelli mette due donne. Olga, guardarobiera alla Scala, grassa oltre ogni dire, con una fame forse compulsiva eppure intimamente convinta della propria femminilità. Che coltiva con abiti fuori dagli schemi, vestiti di scena delle eroine della lirica che si risistema. Vorrebbe fare l’amore, Olga, ma non riesce, non incontra chi la vede come una donna desiderabile. L’altra è Marta, bella che vuole essere perfetta al punto da mettere a rischio e perdere la propria vita. Tra l’una e l’altra, tra questo contraltare di immagini che sembrano più importanti dell’essere, si muovono personaggi teneri o strani o cinici, e tutti in qualche modo suscitano compassione nel lettore.
Elisabetta Bucciarelli racconta con affondi e pennellate che scavano nell’anima dei personaggi e, attraverso di loro, in questo mondo e chi legge si ritrova per le strade di Milano, a seguire questi destini.
Sarebbe una lettura importante ed estremamente rivelatrice per ragazzi e ragazze impegnati ad assomigliare a modelli di veline e tronisti, e a disprezzare tutto ciò che non rientra nei canoni. (...) incisivo, stringato, profondo, pieno di silenzi che raccontano più delle parole: ma proprio per questo dubito che possa essere un romanzo accessibile a chi non è avvezzo alla lettura.
Consigliato quindi ai grandi lettori, tempo di lettura un’ora, tempo di meditazione i giorni che seguono. (La versione integrale della recensione è Qui)
Io ti perdono
Il Recensore.com
“Io ti perdono“, un giallo ambientato a Milano. Su cosa ha puntato in questo suo ultimo libro?
“Io ti perdono racconta Milano ma anche la Valle d’Aosta e la Liguria. E’ in controtendenza rispetto ai miei tre precedenti. In queste pagine basta un cuore nero a tingere dello stesso colore qualsiasi luogo. In realtà il libro si propone di indagare il lato oscuro del femminile. Quelle zone d’ombra che riguardano i sentimenti “neri”, alimentati da un’educazione sentimentale inadeguata o del tutto assente. La città, i boschi e il mare sono quindi soprattutto luoghi simbolici.”
Parliamo del titolo, sicuramente d’impatto. Cosa ci può dire a riguardo?
“Il titolo è l’ossessione che mi ha mosso a scrivere. Una domanda su tutte: si può davvero perdonare? Tutti questi delitti, il male, le tragedie della cronaca e della letteratura di genere (e non), propongono vittime, fascinosi poliziotti che indagano, ma esistono anche e soprattutto, familiari feriti e amici inconsolabili che devono fare i conti con la realtà. Cosa può fare chi resta? Vivere nella speranza di vendicarsi, di ottenere una giustizia formale oppure perdonare, lasciando scivolare sullo sfondo il male e riprovando a mettersi in gioco. Perdonare un uomo che uccide ma anche una persona che ti abbandona è un gesto da super-umani. Eppure qualcuno ci riesce. Qualcuno in nome di un Dio, altri in nome di se stessi. Un piccolo torto o una grande mancanza. Allo stesso modo gravi per anime differenti. Mi sono chiesta se sia davvero possibile riuscire a concedere un perdono che ci liberi e ci permetta di continuare a condurre un’esistenza decente. Nel libro non offro risposte risolutive ma cerco di porre interrogativi attraverso le storie e i personaggi.”
Continua QUI.
Tra le letture estive, Hugues Pagan, che presenterò a Monticello Brianza il giorno 11 Ottobre alle 16.30. Passionale, doloroso, emotivo. Come molti uomini non sanno più essere, come tanti uomini non sono mai stati. Vorrei scriverne ma devo trovare le parole adatte. E devono necessariamente essere poche. Magari inizio con qualche citazione. Con le sue parole, o quasi, visto che sono tradotte. Sto preparando l'intervista e mi accorgo che ogni domanda ha qualche cosa che mi riguarda. E' forse per capire e andare in profondità su alcuni temi umani, filosofici, metafisici, che mi ostino a chiedere, a domandare, a intervistare chi scrive. Quasi sperando che sia già arrivato alle risposte. Attraverso la parola. La sua personale ricerca della parola e della verità.
Certe mattine, molto prima che faccia giorno, sembrano dei nuovi inizi; e certe altre, delle inutili ridondanze.
Hugues Pagan, Quelli che restano, Meridiano Zero
Ben ritrovati!
Ecco che si riprende. Letti tanti libri. Da dire e da fare. Belle cose. Sì. Spero in un buon autunno per tutti.
Intanto. Stasera sarò a Langhirano, verso le 19.30. A parlare di Joe Petrosino e di Io ti perdono.
Martedì 8 Settembre, on air, su radio CircuitoMarconi alle 12 (qui le frequenze), per un'ora circa. Si parla di librerie che chiudono, a Milano, soprattutto.
Torno presto (non nel senso Barlowiano, s'intende).