IO TI PERDONO su RAInews24
Una lunga intervista sul mio libro e sulla necessità di parlare dei libri che scrivono gli altri.
categoria:rainews24, bookswebtv, elisabetta bucciarelli, io ti perdono, tempi dispari
IO TI PERDONO su RAInews24
Una lunga intervista sul mio libro e sulla necessità di parlare dei libri che scrivono gli altri.
IO TI PERDONO su LIFEGATE
Arianna è sparita. Rapita nel bosco. Come è successo ad altri bambini nella valle.
Altri bambini che sono stati sottratti alle loro famiglie e poi liberati. Liberati con un grosso peso sul loro corpo, sul loro cuore. Qualcuno che li viola, per poi lasciarli liberi. Per modo di dire, dato che questi piccoli a stento si libereranno dal dolore, dal ricordo indelebile del buio.
Il prete del paese chiama Maria Dolores Vergani, l’ispettore. Si conoscono da tempo i due perché la donna ha trascorso le sue vacanze d’infanzia lì, in Valle d’Aosta. C’è qualcosa di strano nel prete. Sa, ma non vuole (o non può?) dire. Vuole che l’ispettore si reintegri nell’ordine medico come psicologa e che aiuti la madre della piccola Arianna. Perché non si vuole confidare con lei, semplicemente? Perché continua a parlare di perdono?
Nella valle abusi e rapimenti, famiglie disperate convinte a non denunciare. Omertà, troppi silenzi. In città, a Milano, dove la Vergani vive, traffici di prostitute, un cadavere, un pazzo “trinciacapelli”. Donne dai lunghi capelli si siedono sull’autobus e… zac: le chiome diventano asimmetriche e il colpevole fugge col suo trofeo stretto tra le mani!
Nella Valle un presente incomprensibile. Un passato dai contorni sempre più ambigui.
In città un passato insoluto che ha continuo riverbero sul presente. La Vergani alle prese con un amore autentico etereo e uno reale (umano, troppo umano) che ogni giorno tenta di riesumare.
Uno scandaglio nel profondo questo romanzo. La Vergani emerge in queste pagine con un suo lato più personale, più intimo. Cerca di capire innanzitutto se stessa, si mette a nudo. E sappiamo bene quanto è difficile farlo.
Molto bello questo ultimo romanzo di Elisabetta Bucciarelli. Stile incalzante, rapido, visivo. Sequenze brevi, dialoghi serrati.
Ironia e umorismo rendono ancora più umani i personaggi. Ecco, è un libro sull’umano. Sull’uomo, le sue debolezze, le sue paure, la sua incompletezza, il suo bisogno di andare oltre. Sull’uomo che chiede perdono. Come se bastasse il perdono…
Presentazione di Bologna: l'intervento di Grazia Verasani su Io ti perdono, qui.
RITORNO ALLE RADICI: SABATO 30 MAGGIO SARO' NELLE MARCHE.
Tratto da Salvagente
Un appuntamento marchigiano per questo fine settimana: quinta edizione del festival-expò “giallocarta”, la prima autonoma e in tarda (estiva) primavera, a Civitanova il 29 e 30 maggio, giusto il weekend prima del voto.
Civitanova Marche è a cavallo fra le province di Macerata e quelle fermana, di nuova istituzione. La cittadina è sulla costa, centro marinaro e peschiero nel perimetro dell’alveare calzaturiero, trentottomila abitanti, ricca e ciarliera come tante. Fino allo scorso ottobre, all’interno della grande fiera nazionale autunnale dedicata alla carta, si svolgeva anche l’appuntamento sul genere giallo: presentazione di libri e riviste con autori italiani, cena honoris causa, premio per inedito racconto breve thriller (e volumetto che raccoglie i primi classificati). Successo di critica e di pubblico.
Quest’anno si replica e si rilancia. Istituzioni locali, culturali e imprenditoriali, hanno deciso di puntare sulla manifestazione, collocandola in un luogo bibliotecario teatrale e in un periodo stagionale solare indipendenti. E si comincia alla grande: Lucarelli e Bucciarelli, elli, loro, l’icona dei colori misteriosi nazionali e l’autrice italiana forse più interessante degli ultimi anni (di origine marchigiana!), le valutazioni della giuria sulle quasi cento proposte di racconti del concorso, una cena di brodetti segreti. Sia chiaro, l’ho già spiegato spesso: il giallo scoppia. Letteratura e critica letteraria, romanzi e riviste, dizionari e riedizioni, interviste e speciali. Al cinema e in tv. In teatro e a fumetti. Italiano e estero (ogni continente, ogni lingua, ogni cultura hanno il proprio). Negli anni novanta sono nate le scuole metropolitane, da qualche anno emergono le dimensioni regionali. (...) continua...
Il programma lo trovate qui.
DAI BLOG: IO TI PERDONO su UNOENESSUNO.
Al centro di questo noir, il concetto del perdono, secondo diverse sfumature.
Il perdono concesso in confessione per i propri peccati, al mostro che rapisce i bambini nei boschi della Val d'Aosta.
Il perdono che non si riesce a concedere a se stessi, per una sorta di presunzione o crudeltà. Come per Maria Dolores Vergani e il suo rapporto irrisolto con gli uomini che le mostrano il proprio amore.
Il perdono verso i propri padri, quelli adottivi e quelli che ti hanno abbandonato ...
Il perdono verso il male, verso chi ti ha fatto dolore.
"La soglia di sopportazione del male. Ognuno ha la sua. l'abitudine a frequentarlo, certo, rafforza. Crudeltà, cattiveria, sadismo, plagio, quante forme esistevano capaci di piegare fino a spezzare il corpo di un uomo? E ognuna doveva fare i conti con le resistenza individuali. Non tutti siamo capaci di attuare le stesse difese. Non siamo permeabili al dolore nello stesso modo. Non abbiamo la stessa consuetudine alla frequentazione del male.Maria Dolores Vergani era corazzata.
Distanza terapeutica più assuefazione alle esercitazioni demoniache. Una bella campana di acciaio che si portava dietro come il carapace di una testuggine o l'armatura di un cavaliere medioevale. Ma esistono sempre delle impercettibili fessure dove l'acqua, la sabbia e l'aria riescono a infiltrarsi. Scavare lentamente e a fondo.Smuovere e corrompere. Di quelle aveva paura".
Più che un giallo, stiamo parlando di un romanzo sociale, poichè affronta in modo anche spietato, freddo, tanti aspetti della nostra vita sociale. L'amore, la violenza, la pedofilia, il sesso, lo stupro.Il meccanismo del giallo diventa solo un tramite per raccontare della Milano piena di locali con ragazze dell'est in cerca di un maschio che le mantenga. Della trasmigrazione dei milanesi chic verso la periferia, in cerca di nuovi territori.
"Al Molly Malone si mangia tanto e bene.I milanesi upper, dopo aver battuto i night conosciuti della metropoli, hanno provvisoriamente lasciato la città in mano a extracomunitari e mandrie d'oltre cortina. Con il bermuda e il polpaccio tatuato d'estate. Con i calzoni stretti e la cmaicia nera d'autunno. I rampolli più o meno cresciuti, se ne vanno invece bel belli a colonizzare l'hinterland, lasciando traccia di sè nel cuore delle fanciulle in età da marito".
Al centro una storia di pedofilia, sui monti dove trascorreva le sue vacanze la Vergani, in Val d'Aosta: bambini che scompaiono e che rimangono marchiati per sempre dalla brutale esperienza. Maria Dolores viene richiamata dal sacerdote del paese, che le chiede di aiutarla in veste di psicologa, ma non vuole e non può raccontarle quanto ha saputo tramite confessione.
Intanto a Milano un'inchiesta che mette assieme prostituzione di ieri (un gruppo di donne tutte imparentate tra loro) sparite improvvisamente dalla circolazione, e la nuova prostituzione di oggi.Belle ragazze dell'est, a caccia di un maschio che le mantenga. Un mucchietto d'ossa risalente agli anni 70, che la porta ad una ragazza scappata da casa, dai genitori.
Su tutte queste storie lo sguardo lucido, verrebbe da dire spietato della Vergani, l'ispettore di polizia della Questura di Milano. Con i suoi problemi di cuore:
"Tanto la Vergani era in grado di comprendere gli altri, sostenerli e svelarli nelle loro malefatte, quanto era totalmente incapace di avvicinarli senza la sua professionale distanza terapeutica. E nelle faccende di cuore, quelle private, era da sempre incapace di utilizzare l'organo preposto. Che non era in mezzo alle gambe, ma al centro del cuore. Alzava barriere, creava labirinti, proponeva difficoltà".
Perchè l'indagine più difficile è quella che Dolores fa su se stessa, sul proprio rapporto irrisolto con i fidanzati, con i genitori, con gli altri. Il proprio passato e il proprio presente.Un noir intenso in cui la componente psicologica è prevalente, quasi un trattato, in cui l'autrice non risparmia nulla, non fa sconti al lettore.
Buona lettura!
BOLOGNA
Stasera sono a Bologna. Feltrinelli di Via dei Mille. Con me Grazia Verasani e Patrick Fogli. Alle 21. In contemporanea alla finale di coppa. Succede. Sarò felice, comunque, di abbracciare tutti i presenti. Bologna ha dato i natali a tre dei miei libri: Io sono quello che scrivo; Le professioni della scrittura e Femmina de luxe.
Qui c'è sempre il mini reportage di Roma.
Qui il blog di Io ti perdono, aggiornato.
Per i mattinieri, domani 28 maggio, alle 8.45, su Radiocapodistria, una mia intervista su Io ti perdono. Si può anche ascoltare live da qui.
in lettura: L'insicurezza di Marina Valcarenghi, Bruno Mondadori. Molto interessante.
RADIO POPOLARE
L'ispettore Maria Dolores Vergani, per un motivo o per l'altro, è uno dei pochi investigatori letterari restati a presidiare la piazza di Milano. Questo non significa, naturalmente, che si permetta di dormire sugli allori, ripetendo, caso dopo caso, le stesse formule di successo: anzi, la sua creatrice, quella Elisabetta Bucciarelli che abbiamo salutato come una delle presenze più affermate sul panorama giallo cittadino e nazionale, a pochi mesi dal successo di Femmina de luxe, ce la ripropone in un romanzo di grande spessore e originalità. In Io ti perdono, il personaggio, ormai depurato da quei pochi elementi convenzionali che la caratterizzavano agli esordi, può dare una straordinaria prova di sé. Indaga, in città, sul rinvenimento di uno scheletro fem minile sepolto in un capannone abbandonato, accanendosi, nonostante la scarsità degli elementi disponibili, nella ricostruzione della personalità e del destino di una ra gazza scomparsa all'inizio degli anni '70; deve chiarire, come di passaggio, una oscura storia di prostituzione extracomunitaria ante litteram; non può trascurare, per coerenza professionale, il caso del misterioso maniaco che sforbicia senza pietà le chiome delle passeggere della linea 60 e – soprattutto – si lascia coinvolgere da una vecchia conoscenza, il parroco di un paesino della Val d'Aosta, in una storiaccia di bambini sottratti alle famiglie, abusati e restituiti quando sono ormai sull'orlo del tra collo fisico e mentale, con tutte le tragiche ripercussioni che si possono immaginare sulla vita della comunità e delle persone coinvolte. Nel frattempo la protagonista tro va modo di indagare, in un certo qual senso, su se stessa, ripercorrendo la storia delle proprie scelte esistenziali, spingendosi sull'orlo di una relazione sentimentale assolutamente anomala, analizzando con spietata sincerità e dolorosa autoconsapevolezza il suo modo di rapportarsi con gli altri.
Ci troviamo, insomma, di fronte a un noir molto impegnato, piuttosto sbilancia to nel senso dell'analisi psicologica, e se da quanto vi ho detto potreste essere spinti a temere un eccessivo affastellamento di motivi tranquillizzatevi pure, perché il peri colo è brillantemente evitato grazie alla capacità dell'autrice di intrecciare la trama, in una serie di passaggi e contrapposizioni essenziali, attorno a una tematica unifican te, quella – appunto – del perdono, della difficoltà (o addirittura dell'impossibilità) di ottenerlo e concederlo, anche e soprattutto a se stessi. I segreti che l'investigatore custodisce dentro di sé sono quasi altrettanto oscuri e dolorosi di quelli che turbano i soggetti delle sue indagini e la soluzione non potrà che essere provvisoria e insoddisfacente. Insomma, un bel romanzo teso e senza compromessi. Come per gli altri libri della Bucciarelli al lettore si richiede un impegno appena un po' superiore alla media, ma, mi ripeto, come per quelli ne vale assolutamente la pena.
Carlo Oliva
25.05.'09
Micro e affettuoso e scaramantico e che bella Roma e che belle le persone che erano con me e quanti sorrisi e anche degli amici nuovi (torno presto, vedrete!!!)... QUI.
OGGI SONO QUI
Alle ore 18, sarò a presentare Io ti perdono, alla Feltrinelli di Via del Babuino a Roma. Con Maurizio Totti, Enrico Magrelli e Ambra Angiolini.
Grazie per le mail del fine settimana... e per le telefonate ;o)
SULLA PAROLA
Alla fiera del libro di Torino ho acquistato un unico libro. Ne avrei voluti di più, ma giravo con due borse colme, pesantissime. Piene di libri degli altri che avrei intervistato. Romanzi storici di cinquecento e più pagine. Libri di amici. E ancora libri che mi sono stati donati. Non c'era posto per le mie scelte. Non questa volta. Un solo libro mi sono concessa.
Nello stand di Nottetempo, casa editrice che mi piace molto, ho trovato Sulla parola. Si tratta di una serie di interviste radiofoniche rilasciate da Jacques Derrida, tra il 1997 e il 1999. Derrida e Jankélévitch mi hanno tenuto compagnia prima e durante la scrittura di Io ti perdono. Li ho letti e riletti. Cercando risposte e trovando soprattutto domande ben poste. Non ho terminato con il perdono, la scrittura di un romanzo non serve certo a placare la mia sete. Ma ho inziato un cammino, un percorso che sarà lungo. Cerco parole ancora. Non prediche o saccenza. Non cariatidi con il dito puntato. Parole semplici. Che possano sanare. Capaci di conforto. In grado di provocare un rispecchiamento. Questo libro, che ho scelto, dice alcune cose che avevo già letto. Derrida sa comunicare e sa arrivare. A proposito di una frase di Jankélévitch : "il perdono è morto nei campi della morte", Derrida risponde: "Sono tentato di obiettargli, con tutto il rispetto e l'ammirazione che ho per lui, che è appunto nel momento in cui il perdono sembra impossibile che la sua possibilità pura appare in quanto tale. E' quando l'imperdonabile ci appare in quanto tale che il perdono può essere preso in considerazione. (...)" E ancora: "Io rivendico la fragilità. La fragilità del perdono è costituitiva dell'esperienza del perdono. Tento di arrivare al punto in cui se vi è perdono, esso deve essere segreto, riservato, improbabile e dunque fragile. Senza parlare della fragilità delle vittime, della vulnerabilità che si associa alla fragilità, posso dire che provo a pensare questa fragilità".
Anch'io sono ferma a pensare a questa fragilità. E aggiungo che è necessario che venga comunicata, partecipata, condivisa. Credo che la filosofia sia necessaria, ma soprattutto lo è quando riesce a illuminare il buio. Non a confondere, nè a rendere inferiore il nostro prossimo. Non a gonfiare tronfia le proprie penne spelacchiate, ma a porre le questioni in modo semplice. Chiaro, lineare. Utile. La filosofia deve essere utile. Perchè la conoscenza è utile. Quando non lo è rimane puro gioco intellettuale, che non approda a niente. Pensare la fragilità delle vittime. Riparto da qui.
Jacques Derrida, Sulla parola, Nottetempo.
Lunedì 25 Maggio, alle ore 18, sarò a presentare Io ti perdono, alla Feltrinelli di Via del Babuino a Roma. Con Maurizio Totti, Enrico Magrelli e Ambra Angiolini.
LE MIE PROPOSTE IN VIDEO. Riscrivere la storia o raccontarla come si deve.
ROMANZO STORICO: LE DONNE RISCRIVONO LA STORIA CON LE EMOZIONI.
PATRICK FOGLI: AL CUORE DELLA STORIA E DEGLI UOMINI.
GIUSEPPE SCARAFFIA CON SILVIA RONCHEY: PERSONAGGI DELLA STORIA, FEMME FATALE.
dall'emozionante Festival Blues di Piacenza (grande Seba Pezzani!), il reportage di Marina Magri (bravissima), qui.
Thriller magazine e Io ti perdono.
(...)
Il bosco, l’omicida-orco, i bambini metaforicamente divorati sono elementi che innescano ancor più nel lettore la paura. L’impressione non è che tu volessi utilizzare elementi di favola nera ma che, con gli occhi ben volti alla realtà, tu volessi estrapolare dal quotidiano la suggestione della vita e coglierla nel suo momento nero.
Non racconto favole nere, vorrei però poterle raccontare belle e piene di principi e principesse luminose. Uso il Noir per cercare di fare il punto sulle vicende umane che ci riguardano. In questo libro parlo delle attese. Di ciò che abbiamo perso (bambini, infanzia, emozioni). Della nostra posizione in perenne ricerca ideale di qualcosa che si scontra in continuazione con il piano di realtà. L’infanzia che si perde in un bosco rapita da un Orco/Orso cattivo. Un’arcadia dei sentimenti che non ci possiamo più permettere. Una posizione di guardia che dobbiamo abbassare per non vivere la vita solo parzialmente, perdendone la parte migliore.
Il peccato e il perdono scorrono, tra le righe, come lo Yin e lo Yang di una narrazione che tiene il lettore in tensione. Qual è il trait d’union tra queste due forze?
Il perdono ha una matrice fortemente religiosa e riguarda gli uomini che sanno pentirsi e chiedono di essere sollevati dalla loro colpa. Ma credo che sia anche un percorso individuale profondamente laico, che può fare a meno del pentimento altrui. É una risorsa preziosa per lasciare sullo sfondo ciò che ha provocato un immenso dolore. Per aiutarci a sopportare meglio il presente. Il peccato, il Male, è invece la materia che sto indagando fin dal principio. La sua esistenza mi inquieta e mi rende insicura e piena di domande. I miei libri si chiedono in continuazione cosa sia peccato e cosa no. E quali siano le infinite maschere del male, i suoi canti di sirena, quali parole compongano le lusinghe così capaci di plagiare le menti criminali.
Il perdono è un tema di scottante attualità. All’inizio del libro sembra che la Vergani sia perplessa. Vi è una scena in cui al padre di una ragazza brutalmente uccisa viene chiesto se sia disposto a perdonare i colpevoli e lui risponde affermativamente. La voce narrante imputa questa reazione ad un’ “anestesia totale al cuore”(p.39), in realtà la risposta del padre è un punto di partenza per più profonde riflessioni.
É un modo per guardare il perdono da vicino. Credo non si possa prendere in considerazione un’idea teorica di perdono, va necessariamente applicato alla realtà. A volte proviamo una rabbia così feroce nei confronti degli esseri umani che ci feriscono che non siamo neanche capaci di rielaborarla, accettarla fino in fondo, capirla. Meglio chiudere ostentando un perdono sbrigativo e fasullo. E quel dolore si trasforma in altro. Ci corrode dall’interno. Dobbiamo essere in grado di lasciarci permeare e attraversare da tutte le emozioni, anche le peggiori, per arrivare a concedere una seconda possibilità, o semplicemente escludere dalla nostra esistenza (ma con una centratura conquistata) chi si è dimostrato cattivo con noi. Il perdono è una conquista e non ci rende esseri migliori, solo persone che cercano di vivere con un respiro meno condizionato dal dolore e dalla rabbia.
L’ombra del male incombe sui capitoli, sia che si svolgano nelle vallate valdostane sia nel capoluogo lombardo. Cos’è il male, secondo il tuo punto di vista?
Il Male, il lato oscuro, è presente ovunque. In ogni luogo. Annidato all’interno di ogni essere umano. Il Male trova spazio nell’istinto indomito, nelle frustrazioni e nei conflitti che la nostra psiche non riesce a rielaborare. Il Male è la cattiveria, la crudeltà, l’invidia e la presunzione che schiaccia e riduce in un angolo il prossimo.
Forse mi sbaglio, ma mi è sembrato di percepire un po’ di diffidenza, da parte della Vergani, verso don Paolo, personaggio enigmatico. Da cosa è motivata tale diffidenza?
Maria Dolores Vergani è un’ispettrice laica ma subisce il fascino e l’attrazione che la fede esercita. Lei vorrebbe averla perché sente che molti dei suoi problemi e delle sue insicurezze potrebbero ridimensionarsi, avrebbero una cura speciale. (...)
Inizia e finisce QUI.
ANCORA DA TORINO:
FEMMINA DE LUXE e IO TI PERDONO
L'intervista di Marilù Oliva allo stand PerdisaPop.
Stasera sono a Rainews24, Tempi dispari, verso le 21.15, con Io ti perdono.
Convolvoli,
sul recinto intorno alla porta
che di giorno sprango.
Basho, Elogio della quiete, SE
CONTAMINARSI, Io ti perdono dai blog.
Richiama le sue fantasie. Le manda giù. Le annulla. S’impedirà di fare quello che fa sempre. Raccontare la verità. Questa volta si darà tregua. Invocherà un piccolo perdono. Anche per se stessa. (pag.242)
Chi ha dimestichezza con il web sa che wikipedia è un grande raccoglitore di contenuti, analisi e spiegazioni. Spesso imperfetti, incompleti ma comunque di rapida fruibilità. Ebbene, su Wikipedia non c'è 'perdonare'. Ed è significativo, secondo me.
Perdono invece si: La parola deriva dal verbo perdonare che ha origine da condonare con cambio di prefisso e come forma rafforzativa (dal latino medievale, documentato nel secolo X). Poi una serie di ulteriori precisazioni, angolazioni che ne mutano in parte il senso attribuito, il peso e forse anche il 'valore' riconosciuto: (1) è un gesto umanitario con cui, vincendo rancori e risentimenti, si rinuncia a ogni forma di rivalsa di punizione o di vendetta nei confronti di un offensore; (2) è anche un atto di clemenza di una pubblica autorità, un atto di grazia, la sospensione della persecuzione per varie categorie di reati; (3) in senso ecclesiastico è la remissione dei peccati, l'assoluzione delle colpe contro Dio e contro la Chiesa; (4) in senso biblico è la remissione dei peccati che Dio accorda quando il peccatore pentito riconosce, confessa e abbandona il suo peccato.
Nel romanzo uscito da poco di Elisabetta Bucciarelli, 'Io ti perdono' (Colorado Noir - Kowalski) il titolo stesso pare portare lì. Al perdono. Al perdonare chi, cosa, come e quando ovviamente da scoprire leggendo. Ed in parte è così. Ci sono diversi tipi di perdono, citati, ripresi, sottolineati, afferrati, intravisti, in questa storia. Diversa per soggetti, ruoli, importanze e attribuzioni. Eppure tutto ruota, restando fermo, come se alla fine, ognuno dei personaggi col proprio pensiero finisse per scontrarsici soccombendo.
Siamo davvero capaci di perdonare? Di andarci vicino almeno? Cosa e chi, si può davvero perdonare? Poi: è realmente necessario, farlo? O doveroso per esigenza sociale, etica, religiosa, morale o altro?
Il romanzo inizia con una sparizione. Un bambino, nei boschi della val d'Aosta. Poi si scopre che non è una novità. Questo sparire. E' successo anche ad altri nello stesso paese che poi sono 'tornati', feriti dentro e fuori, ma vivi. Questo no. Non si sa, non si capisce per buona parte della trama.
Poi c'è lei. Maria Dolores. Donna ispettore ma anche psicologa (ex in teoria, nella pratica non sempre). Donna comunque. Dura, temprata, eppure in perenne lotta contro tutto (se stessa compresa). Maria Dolores cerca e fugge dagli affetti con costanza, vive in mezzo ai dolori altrui ma i suoi li rinchiude il più possibile (dentro di sé, per lo più, qualche volta altrove, tra ricordi ammuffiti e pensieri cancellati).
Elisabetta Bucciarelli racconta una storia intensa, scura e profonda. E lo fa con un linguaggio, uno stile e una struttura precisa. Capitoli brevi, da 'buttare giù' quasi senza pensarci, un sorso alcolico che poi - poco dopo - brucia stomaco e cervello. Aggettivazione precisa, puntuale e cadenzata. Sono spesso in gruppi di 'tre', gli aggettivi, si rinforzano a vicenda, amplificando o diluendone significati e percezioni.
Ci sono molti protagonisti in questo romanzo, secondo me. Di 'carne e ossa' quanto 'senza precisa materia'. C'è una Milano crudele, dove tagliare ciocche di capelli è un modo per sfogare ossessioni, bisogni repressi. Dove cadaveri, prostituzione, e passato tessono intrecci grattugiati, amarognoli e arrugginiti.
Ma ci sono anche le relazioni galleggianti, quel certo modo di non provare che è sentire da lontano, come in apnea, lasciando che davvero poco filtri in superficie e anche quel poco è troppo. Dove i legami non hanno nomi precisi, e si finisce come intorpiditi nel tentativo di trattenerli e allontanarli insieme. Anche qui le linee d'ombra mutano, avvolgono il lettore rendendolo suddito di percezioni all'apparenza vaghe, rapporti multiformi, che cambiano al calar del sole, ologrammi di se stessi.
“I doloro assoluti non esistono. Sono sempre relativi”
La soglia di sopportazione del male. Ognuno ha la sua. L’abitudine a frequentarlo, certo, rafforza. Crudeltà, cattiveria, sadismo, plagio, quante forme esistevano capaci di piegare fino a spezzare il corpo umano? E ognuna doveva fare i conti con le resistenze individuali. Non tutti siamo capaci di attuare le stesse difese. Non siamo permeabili al dolore nello stesso modo. Non abbiamo la stessa consuetudine alla frequentazione del Male. (pag.117)
Alcune scelte linguistiche, infine, sono vere spennellate d'autore. Confondono e rafforzano. Elisabetta Bucciarelli espande immagini e percezioni, ad esempio attraverso l'uso della doppia negazione.
“Non sto male”, salta i passaggi, alzando lo sguardo con l’espressione rassegnata, senza dichiarare il motivo.
“Non ti credo e sai che di solito non insisto, ma ti vedo all’angolo. E mi dispiace.” (pag. 56)
Barbara Gozzi
IO TI PERDONO
Con Io ti perdono Elisabetta Bucciarelli firma uno fra i romanzi meno prevedibili di questa prima metà dell'anno. Costruito attorno a una figura di donna inquieta come l'ispettore di polizia Maria Dolores Vergani, in cerca di una bambina scomparsa nei boschi della Val d'Aosta, il libro pare in realtà un saggio sulla natura umana. Dolores cerca bensì la bimba smarrita, e intanto anche se stessa, le persone intorno che esistono; oltre che, ed è questa la natura fondante della narrazione, una teodicea convincente per il suo tempo. L'interrogativo di Bucciarelli è di marca filosofica (Jankélevitch e Derrida su tutti), la narrazione ha le modalità del noir, la lingua offre glaciale, consolante concisione.
Giovanni Choukhadarian, Il Giornale.
Da Torino: il mio amico Patrick.
PRIME NOTIZIE DA TORINO
Grandi emozioni. Troppe da raccontare. Simonetta Agnello Hornby ha presentato Io ti perdono. Considerazioni importanti. Parole che non dimentico. Luca Crovi e Tutti i colori del Giallo. Tanti lettori mi hanno fatto domande. Amici ritrovati. Nuove conoscenze. Interviste interessanti. Beppe Scaraffia e Silvia Ronchey. E Patrick Fogli. E Alicia Gimenez Bartlett. Una segnalazione del mio libro su D di Repubblica. Notizie buone. Don Vito. Compleanni. Strade sbagliate. Ma anche giuste ;o)
Grande festa dei libri. Tanti ragazzi. Tantissimi bambini. Sorrisi. Sguardi. Mani.
Ho comprato qualche nuova lettura. Ho regalato parole. Mi hanno detto. Ho detto anch'io.
Domani Piacenza.
Qui, da un blog.
Qui, da Booksweb.tv
TORINO e PIACENZA
Domani, 15 maggio, sarò alla Fiera del libro di Torino. Al padiglione 2, stand Deastore, Simonetta Agnello Hornby, l'autrice di Vento scomposto (Feltrinelli), presenterà Io ti perdono.
Sarò al Salone fino al 16 sera, poi domenica alle ore 11, mi sposto a Piacenza. Al Gran Caffè Ranuccio, P.zza Cavalli, Palazzo dei Mercanti. BLUES APERITIF - Io ti perdono di Elisabetta Bucciarelli
Conduce l’incontro: Francesca Mazzucato,
Nel pomeriggio, invece, alle 17 ci sarà la presentazione dell'antologia Alle Signore piace il nero, (Sperling&Kupfer). Tra una cosa e l'altra presenterò Dominique Manotti, uno dei miei miti letterari noir.
Tutto il programma di questo bellissimo festival è Qui.
Vi aspetto.
Un incipit che spiega e contiene il nodo del romanzo: “Io credo che tutti alla fine si somiglino. Credo che tutti abbiano qualcosa o qualcuno da perdonare. Solo se stessi, magari. Ma sono anche convinta che perdonare non sia passare sopra alle cose con generoosità o leggerezza. Credo sia farsi lacerare e dilaniare fino a che la resa diventi inevitabile. Il perdono non è una dichiarazione di intenti. È una conquista.”
“È un cammino lungo, non devi avere fretta.”
“Ma poi si riesce a stare in pace? Perdonare e dimenticare il torto e chi l’ha commesso, se stessi e le proprie mancanze?”
“Solo Dio può perdonare il peccato. L’uomo, se riesce, può arrivare al massimo a perdonare il peccatore.”
Maria Dolores Vergani torna tra i monti della sua infanzia, chiamata da don Paolo. Nella valle si sono verificati diversi casi di rapimento. Sempre bambini, sempre riconsegnati alle famiglie dopo qualche giorno, quasi sempre dopo un abuso. I genitori non hanno denunciato i fatti per evitare ulteriori traumi ai figli. Stavolta però la piccola Arianna non è tornata, e sono passati quasi cinque giorni.
A Milano, intanto, il rinvenimento casuale di un “mucchietto di ossa” risalente agli anni Settanta apre una pista di indagini relative alla scomparsa di giovani donne – alcune prostitute, altre no. Mentre Corsari segue la traccia delle prostitute – tutte straniere, tutte imparentate tra loro – fino alla tratta dei giorni nostri, Vergani si occupa dell’unica italiana, Loredana Campi detta Lolli, cantante, scomparsa alla fine degli anni Settanta.
In mezzo, tanti uomini. E tanta confusione. “C’è traffico nella testa dell’ispettore. E un certo numero di buchi nel cuore. Non ha voglia di fare ordine. Lascia che sia. Per una volta. (...) La rinuncia è una rivelazione.”
Elisabetta Bucciarelli parla di pedofilia, prostituzione, stupro, ma non solo. Racconta, con molte sfaccettature, la difficoltà di essere madre e donna, i rapporti difficili e contrastati con gli uomini e a volte con le altre donne. La stanchezza di chi ha un figlio (Inga), la scelta di non averlo (Margot).
Temi difficili e complessi che l’autrice affronta con una scrittura affilata ma sobria, tagliente ma compos sui, efficace ma lieve. Non ammicca verso il lettore, non ne cerca la comprensione o la complicità. Esprime la verità nuda e cruda, la artiglia con rabbia graffiante e impotente. Racconta, soprattutto, la difficoltà di scendere a patti con se stessi in un mondo che sempre più spesso prima ci ferisce e poi ci chiede di dimenticare. “E nessuna possibilità di trasformare il dolore in perdono”.
Io ti perdono si muove sul confine tra noir e narrativa tout court. Per la verità, è uno splendido esempio di come i toni del noir siano adatti a raccontare l’Italia di oggi. Non è difficile, per chi sia abituato a riflettere, identificarsi in uno o più dei mille quesiti che Doris Vergani si pone, sul lavoro e nella vita privata. Riconoscere quanto sia complicato muoversi alla ricerca della verità e della giustizia quando le due non coincidono. Barcamenarsi tra i molteplici ruoli che la società ci affibbia. Districarsi al tempo stesso dai propri grovigli interiori, sempre in bilico tra il desiderio di lasciarsi andare e la necessità di tenere alta la guardia.
Non posso andare avanti ad incensare Io ti perdono perché io per prima diffido degli elogi sperticati, quindi mi fermo. Con il consueto, anzi più caloroso del solito, invito a leggerlo. Ne sentiremo parlare molto. Qui se ne riparlerà di sicuro.
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IO TI PERDONO a COMO
Sono molto legata a Como. Durante la scuola del Piccolo Teatro, lavoravo proprio lungo una sponda del lago. Uno dei miei primi libri parla delle figure professionali che si occupano di arte nel territorio lariano. A qualche anno di distanza mi trovo a frequentare ancora e con grande piacere, questa bella cittadina.
Domani sarò alla Feltrinelli di Como, in via Cesare Cantù, alle ore 18.00. Parlerò di diritto all'infanzia con il bravo giornalista Paolo Moretti, vicepresidente dell'associazione Mehala Onlus, (che si occupa di adozione internazionale). Partendo da Io ti perdono cercheremo di affrontare temi difficili e complessi e di parlare di infanzia a tutto tondo, anche di infanzia dei sentimenti. Quel modo spontaneo e istintivo di amare che oggi ci è quasi completamente precluso.
Vi aspetto.