mercoledì, 29 aprile 2009

IO TI PERDONO

<Io credo che tutti alla fine si somiglino. Credo che tutti abbiano qualcosa o qualcuno da perdonare. Solo se stessi, magari. Ma sono anche convinta che perdonare non sia passare sopra alle cose con generosità o leggerezza. Credo sia farsi lacerare e dilaniare fino a che la resa sia inevitabile. Il perdono non è una dichiarazione d’intenti. E’ una conquista.>

<E’ un cammino lungo, non devi avere fretta.>

<Ma poi? Si riesce a stare in pace? Perdonare e dimenticare, il torto e chi l’ha commesso, se stessi e le proprie mancanze?>

<Solo Dio può perdonare il peccato. L’uomo, se riesce, può arrivare al massimo a perdonare il peccatore.>

Elisabetta Bucciarelli, Io ti perdono, Colorado Noir/Kowalski.

PRIMA PRESENTAZIONE DEL LIBRO

MILANO

8 Maggio, ore 18, Libreria Feltrinelli di C.so Buenos Aires. Sarà presente l’ispettore capo della Polizia di Stato Clara Guerrieri. Moderatore: Luca Crovi.

tutte le altre date qui.

postato da: labuccia alle ore aprile 29, 2009 22:57 | Permalink | commenti (3)
categoria:milano, presentazione, kowalski, luca crovi, colorado noir, io ti perdono
martedì, 28 aprile 2009

DEDICHE

E' vero, sono più emotiva del solito in questo periodo (e già lo standard è bello alto...). Ma credo che succeda anche nelle migliori condizioni. Quando la forza è ai massimi. Quando siamo distratti dalla superficie della vita. Una cara amica mi sta chiedendo da tempo un libro. Di un autore, tra i tanti, che amo. Che ha avuto parte nella mia strana formazione. Parte del leggero, ma anche del pesante. Ci sono libri che ci seguono in percorsi della vita. Poi li abbandoniamo. Come le persone. Scrittori che si scoprono lì e hanno un sapore che dipende anche da quel preciso istante in cui li incontriamo. Per me Chandler non è un semplice scrittore di Noir. Non è solo un maestro di "genere". Non solo un autore che sa scrivere bene. Ho cercato il libro, era lì. Fermo tra gli altri altri suoi. La semplice arte del delitto. Trovato. Lo prendo, lo appoggio sulla scrivania e telefono all'amica. Troppo presto, starà ancora dormendo. Fa niente le dico che è qui con me, sulla segreteria telefonica (lei utilizza ancora la segretria telefonica e questo mi piace molto). Poi apro la prima pagina. Una dedica. Completamente dimenticata.

"Un altro "Chandler", chissà, forse perchè ci stiamo specializzando? Comunque di questo ne ho preso una copia sola, nella speranza che farà parte in futuro di una copiosa libreria comune. Marlowe e tutti gli altri duri spero che ti diano la forza di stringere tra i denti una Lucky Strike e continuare il cammino solo con una piccola espressione di fatica. E subito dopo un sorriso. Anche tu una dura. Baci."

Sigaretta a parte. Quasi vent'anni dopo, sento la piccola espressione di fatica e sorrido. E dico grazie. Le dediche sono atti di generosità che non si perdono nell'istante in cui vengono regalate. Hanno dentro più di quello che si pensa quando si scrivono. E concedono molto più di ciò che forse si vorrebbe, quando a distanza di tempo e di vita vera, (quella che ti fa cambiare), vengono rilette.

Grazie.

ps. sto cercando la seconda parte de La semplice arte del delitto. Se qualcuno mi segnala la presenza in qualche libreria o fosse disposto a venderla... mi farebbe felice ;o)

postato da: labuccia alle ore aprile 28, 2009 09:52 | Permalink | commenti (5)
categoria:libri, letture, dediche, emozioni, noir, chandler, elisabetta bucciarelli, la semplice arte del delitto
sabato, 25 aprile 2009

IO TI PERDONO

Il mio prossimo libro, che sarà in libreria a partire dal 7 maggio, è dedicato alle donne. Alle fidanzate che amano, alle mogli che aspettano, alle madri che sono e che vorrebbero essere. Alle figlie, piccole e grandi. Alle amanti, che credono alle promesse. Soprattutto. Alle donne di strada, alle emarginate e alle principesse. E' un libro duro. Arrabbiato, come sono io quando scrivo. Parla di uomini. Di un prete e del suo segreto. Di un padre. Di un marito. Di un amante. Di un fidanzato. Parla di aspettative e speranze. Di sentimenti difficili da vivere. Di rinunce. Di dolore e di carne e di sangue. E di perdono. Se si si può, se si riesce.

Ieri ho tenuto tra le mani la prima copia. L'ho sfogliato. E ho pensato a molte cose. Il percorso inaugurato con Femmina de luxe è una stagione di verità. Per i personaggi ma anche per chi li racconta. Adesso aspetto. Di sapere se arriva diretto anche a voi. Esiste un blog e una mail per dire e per chiedere.

Buon fine settimana.

 

giovedì, 23 aprile 2009

IS IT THE RIVER?

Ma lui non parla. Continua a guardare avanti. Il suo volto è imperfetto: spazi vuoti, buchi. Il viso è composto da diverse parti, come se fosse riflesso in uno specchio rotto, un'immagine fatta a pezzi - come dopo l'impatto con un missile. (...) Si possono solamente fare delle congetture, perché quel viso assemblato sta ancora fissando di fronte a sé, in silenzio. Alcuni pezzi sono andati perduti? Le parti bianche sono come quelle piccole schegge che, (...), mancano anche se i i bordi dei cocci combaciano. Nessuno in giro a chiedere informazioni, only the neatly deposited garments someone left on a branch.

Hans Schabus. Opening 1 April until 7 may 2009. Via Ventura 6, galleria ZERO.

postato da: labuccia alle ore aprile 23, 2009 09:39 | Permalink | commenti (2)
categoria:milano, arte, , hans schabus
mercoledì, 22 aprile 2009

TU CREDI

Tu credi di riuscire a scrivere, non un libro intero, ma una sola 
pagina, piccola, tutta per me, solo per me. Senza allegorie, nè
metafore, senza allusioni o simboli. Con parole semplici, senza
insegnare o suggerire, o consigliare o soffocare. Senza che sia una
storia, una fiaba o una canzone. Senza che sia una poesia o un saggio
filosofico o un libro nero. Con le tue tante parole che sai usare e mettere come vuoi? Che non sia un post o un'invettiva. Ma una pagina sola, solo per me? Come ti viene ma
sincera, con parole belle che facciano giustizia, perchè almeno loro
possano restare, fermarsi a dire senza paura? Ci riesci? Che io possa
stampare e piegare in quattro e tenere con me, e leggere, e ogni
volta sentire e commuovermi?
Credi che sia possibile?

Risposi di sì, ma non era vero.

postato da: labuccia alle ore aprile 22, 2009 12:51 | Permalink | commenti (6)
categoria:scrivere, credere, elisabetta bucciarelli
martedì, 21 aprile 2009

LAMA E TRAMA

Giunto alla sua settima edizione e reduce dallo straordinario successo dello scorso anno che lo ha visto crescere e primeggiare nel panorama delle analoghe manifestazioni italiane, Lama e trama si ripropone anche quest'anno con grandi novità, affermandosi definitivamente come il premio più prestigioso riservato alle narrazioni brevi di genere giallo e noir.

Tutti i bandi con i moduli di partecipazione sono scaricabili dal sito www.lamaetrama.it in formato .pdf.

Nuovi premi
Dopo aver affiancato, nel 2008, al tradizionale premio riservato al racconto, altri due riconoscimenti, dedicati al radiodramma e alle tesi di laurea e di dottorato, con l'edizione 2009 Lama e trama premierà i monologhi teatrali e i cortometraggi cinematografici.

Giurie del 2009
Dopo sei edizioni presiedute da Luigi Bernardi, nel 2009 il premio avrà tre giurie separate. A coordinarle sarà Antonio Paolacci, scrittore, collaboratore di Luigi Bernardi e curatore del premio dall'edizione 2008.

Giurati della sezione racconto
Elisabetta Bucciarelli (Scrittrice, drammaturga, saggista)
Alberto Custerlina (Scrittore)
Diana Lama (Scrittrice e sceneggiatrice)

Giurati della sezione monologo teatrale
Nicola Bonazzi (Attore, drammaturgo e regista)
Rosario Palazzolo (Attore, drammaturgo, regista e scrittore)
Fabio Scaramucci (Attore, autore e regista)

Giurati della sezione cortometraggio cinematografico
Piero Pieri (Regista e programmista della Rai Radiotelevisione italiana)
Biagio Proietti (Regista e sceneggiatore cinematografico)
Ferdinando Vicentini Orgnani (Regista, sceneggiatore e produttore cinematografico)

Come ogni anno, Lama e trama assegnerà inoltre il prestigioso Premio alla carriera a uno scrittore che abbia marcato con le sue opere la storia del giallo e del noir italiano.

info
www.lamaetrama.it


 

postato da: labuccia alle ore aprile 21, 2009 14:55 | Permalink | commenti
categoria:lama e trama premi letterari
domenica, 19 aprile 2009

IL SOCIOPATICO

Segue solo i propri pensieri, procede per la sua strada, avverte solo il proprio dolore. Sì. Non è forse la via giusta per sopravvivere in questo letamaio? Aspetta il tuo momento, abbassa la visiera. Non lasciare che ti leggano nel cuore.

A. Vachss, Blue Bell, Mondadori.

La sociopatia  non è una psicosi perchè la personalità non è destrutturata, e neppure una nevrosi perchè il disturbo non nasce dal conflitto. La sociopatia è un'immatura affettività che nasconde una puerilità di fondo (...)

U. Galimberti, I vizi capitali e i nuovi vizi, Feltrinelli.

postato da: labuccia alle ore aprile 19, 2009 15:37 | Permalink | commenti (7)
categoria:vizi capitali, sociopatia, galimberti, vachss
sabato, 18 aprile 2009

DAL BLOG DI CRISTINA.

Cristina Zagaria, vista da lontano, letta, vicina nello spazio di una mail. Musicale nel suo modo di scrivere e commentare. Tante vocali che per me equivalgono a tanti sorrisi. Li vedremo dal vivo prima o poi. Intanto ne faccio uno grande a lei e al suo blog, Voltapagina, un titolo che è una specie di imperativo continuo, per me...

E oggi è con me Elisabetta Bucciarelli, giovane, forte, fragile donna e scrittrice. Per sapere tutto di lei, basta cliccare qui.
Ho amato molto Femmina De Luxe (PerdisaPop, pagg. 120, 9 euro) di Elisabetta. Il sette maggio sarà in libreria il suo ultimo romanzo, Io ti perdono (Colorado Noir - Kowalski, pagg. 224, 14 euro), e sono curiosissima. Ecco perciò cinque domande per conoscere Elisabetta e scoprire in anteprima qualche segreto di Io ti perdono.

In quest'ultimo romanzo tornano le indagini di Maria Dolores Vergani. Iniziamo da lei. Chi è questa detective-psicologa? Raccontaci i suoi primi passi e la sua vita fino alle prime righe di Io ti perdono?


Maria Dolores Vergani è una donna che di professione fa l’ispettore di Polizia. Sta in piedi da sola e vive del suo lavoro. Grazie e per colpa di ciò che fa durante le sue giornate, riflette, soffre, sorride e si modifica. Ho scelto di raccontarla in uno spaccato di vita tra i 30 e i 40 anni, età in cui si fanno i primi bilanci, ci si confronta con il mondo, si mettono alla prova le proprie convinzioni e vacillano le ideologie. Il corpo femminile cambia e anche l’anima ha una maggiore permeabilità, sia all’amore che al dolore. La Vergani è piuttosto rigida, idealista, pura nelle sue speranze e nelle aspettative. Questo le costa parecchio, perché, come succede nella vita vera, il confronto con il piano di realtà è spesso inesorabile. Uomini sbagliati, rapporti complessi e complicati, difficoltà a prendere coscienza dell’impossibilità delle relazioni. Se da un lato è appuntita e fastidiosa, dall’altro è profonda e comprensiva. Ha un senso dell’amicizia fortissimo. Massima comprensione per le menti malate dei colpevoli. Un senso di giustizia che assomiglia più a un’autentica ricerca della verità, quella che non risparmia nessuno e fa sentire tutti, se ne hanno coscienza, un po’ dalla parte del torto. Ma è anche un personaggio surreale. Nel senso che esce volentieri dalle trappole del qui e ora. Ama l’Arte, e cerca di astrarsi dal male del mondo proprio attraverso la bellezza. La bellezza come valore etico non solo estetico. Per lei le contaminazioni del bello sono come cicatrici ed è convinta che frequentando la bruttezza (esteriore e interiore, non fa differenza) si può solo patire e abbruttirsi. Le indagini che Maria Dolores Vergani compie non sono che lo specchio e l’occasione per la sua personale indagine interiore. A volte mi chiedo come sarebbe se facesse un altro lavoro, forse avrebbe meno occasioni forti per porsi domande difficili o trovare risposte fondamentali, ci metterebbe un po’ di più ad arrivare alle stesse conclusioni, ma alla fine il percorso di consapevolezza del femminile, che ho urgenza di scandagliare, sarebbe identico. Come dice lei: “Un trauma, spesso, vale più di 100 sedute di psicoanalisi”.

Sbirciando la trama sul blog, Maria Dolores indaga nel mondo sotterraneo della prostituzione e su una denuncia di scomparsa di un bambino. Quanto la cronaca è importante quando cominci a scrivere un nuovo romanzo?

Ci sono avvenimenti, fatti, dettagli di cronaca che diventano per me delle vere ossessioni. Ma non sono i complotti, gli intrighi, le stragi, i temi internazionali, la mafia o gli scandali. Sono solo dettagli. Un uomo che attacca feci alle cabine del telefono. Un gruppo di prostitute tutte imparentate tra loro che truffano i clienti. Una ballerina zoppa da una gamba e cieca da un occhio che riscuote successo con la lap dance. Una giovane bella e intelligente che muore per una liposuzione. Queste sono esistenze che già di per sé sembrano parabole. La mia personale “epica” passa dal piccolo per raccontare le cose “grandi”. Non so se ci sono ancora riuscita ma questo è l’obiettivo.

Insieme a Maria Dolores c'è un'altra protagonista ricorrente nei tuoi romanzi: Milano. Lo trovi un limite quando ti definiscono una scrittrice milanese...o è solo un valore aggiunto....

Milano è depredata, ha centinaia di pesci carnivori e iene e avvoltoi che mangiano ciò che rimane. Di uno splendore antico, architettonico e culturale. Del racconto di ciò che si vede. Del suo passato e del suo presente di grandezza e generosità. Che ha radici, non è solo superficie. Quando scrivo di lei non posso fare a meno di enfatizzarne certi aspetti e di raccontarla come la conosco. Ho ancora da dire. Milano si può vivere da fuori e da dentro. Si può guardare e si può, invece, sentirsela scorrere nelle vene. Devi aver avuto paura però. Devi averla temuta. Sentita fuori controllo. In questo è un simbolo, epica anche lei. Racconto Milano per dire altre cose. Ma non solo Milano. Anche le sue mille “esportazioni”. Ci sono piccole e grandi Milano ovunque. E’ un luogo interiore ma che ha una specifica geografia.
Milano, credo, non si possa capire se non si è passati per le rovine di Piazza Fontana, o immersi nel periodo delle Brigate Rosse, o straziati da tangentopoli. Queste sono etichette, ma il quotidiano è stato un vero Luna Park, una palestra dell’orrore e della vergogna. Ha modificato la visuale di molti di noi, piccoli e grandi. Comparse o, nostro malgrado, protagonisti. Abbiamo visto e vissuto in tanti sulla pelle. Questa è la profondità delle cose, la superficie è la fiction, che deve (a mio parere) parlare di altro, di cose piccole, per ritornare a quelle grandi.

Io ti perdono di Elisabetta Bucciarelli, sarà il primo romanzo pubblicato da ColoradoNoir e Kowalski editore. Raccontaci qualche retroscena della nuova collana.

Io ti perdono esce a doppio marchio, Colorado Noir/Kowalski. Inaugura una nuova linea editoriale in seno al gruppo Feltrinelli editore. La sinergia dei due marchi porta a guardare sia il contenuto letterario di un libro che quello cinematografico. Colorado Noir ha opzionato i diritti cinematografici di Io ti perdono e sta realizzandone il booktrailer. (Sono molto curiosa… ;o)

Sei una giornalista, lavori per Booksweb.tv, televisione culturale on line, collabori alla stesura di testi teatrali, curi il tuo blog (sbucciature) e giri per l'Italia per presentare i tuoi libri ( Per Io ti perdono hai già un calendario fitto di appuntamenti da Como, aTorino, a Salsomaggiore). Ma quante ore ha una tua giornata? Quando trovi il tempo per scrivere? Svelaci un segreto, un trucco e un rito?

Scrivo tutti i giorni. Anche se non tutti i giorni quello che scrivo rimane… e tendo sempre più a fare una cosa per volta (non è stato sempre così, come sai non si vive facilmente di sola scrittura). Ora la narrativa riesce finalmente ad avere il peso maggiore, ma non smetto di scrivere soggetti e sceneggiature. Booksweb.tv è invece quasi una divertente “missione”. Parlo di libri (ne leggo una quantità impressionante) e, per scelta, quasi esclusivamente di autori italiani.

Un segreto per continuare a scrivere?

E’ dentro alla parola passione, ma non so spiegarlo. Un trucco è costringermi alla costanza. Sono caotica e disordinata. Devo legarmi alla sedia e impedirmi di perdere tempo.
Un rito: fare spazio. Dentro, soprattutto. Fuori, allontanandomi dalla negatività di cose e persone. Sulla mia scrivania: mettendo in ordine. Per me una delle cose più difficili, in assoluto, della vita.

postato da: labuccia alle ore aprile 18, 2009 11:02 | Permalink | commenti (1)
categoria:scrittura, passione, kowalski, elisabetta bucciarelli, colorado noir, io ti perdono, cristina zagaria
giovedì, 16 aprile 2009

FEMMINA A LECCO

Sabato 18 aprile 2009: Libreria Cattaneo-Mondadori, Lecco, ore 17. Presenta Anna Maria Regazzoni.

L'ultima volta ci sono andata per la finale del premio Azzeccagarbugli 2008, serata molto emozionante.

Pornografi, erotomani, sessuomani o sessuofobi, ma anche fini intellettuali (che spesso sono la stessa cosa ;o). Su questo blog si alternano un numero imprecisato di liberi pensatori, ognuno con le proprie idiosincrasie e le supposte profonde verità. Sul pulpito, ogni giorno, qualche nome diverso. Se vi collegate passando da questo blog, e decidete di lasciare un commento nell'altro blog, firmatevi! Siamo pieni di anonimi e nick.

postato da: labuccia alle ore aprile 16, 2009 16:22 | Permalink | commenti (10)
categoria:sesso, presentazioni, erotismo, pornografia, lecco, femmina de luxe, libreria cattaneo
mercoledì, 15 aprile 2009

IL MONDO DEL GUSTO by Carla Casazza

Femmina de Luxe è un bel romanzo noir firmato da Elisabetta Bucciarelli. Ma che c’entra un romanzo con l’enogastronomia? In realtà un filo conduttore esiste perché nel dipanarsi della storia l’autrice sceglie spesso di ambientare momenti della vicenda in celebri ristoranti e locali italiani, e non solo: una delle protagoniste, Olga, fa del cibo un elemento fondamentale della propria vita.

 Interessante quindi capire i meccanismi che hanno spinto Elisabetta Bucciarelli a caratterizzare fortemente Femmina de luxe con evocativi panzerotti, dolci al cioccolato, raffinate cene al Diana o alle Tre Galline, e conscere qual è il suo rapporto con la buona cucina.

In Femmina de Luxe si parla di donne che non accettano il proprio corpo e si sottopongono a pesanti rinunce per essere belle e magre o che consolano col cibo la carenza di affetto. Qual'è il tuo rapporto col cibo? Mangi per sopravvivere o apprezzi la buona cucina?

Femmina de Luxe è infatti un libro sul corpo, soprattutto sul corpo delle donne. Corpo simbolico e corpo reale divengono spesso la medesima cosa. Così come il cibo, troppo spesso interpretato, e talvolta considerato una forma di inquinamento. Senza accorgerci stiamo assistendo a una esasperazione estetica di tutto ciò che abbiamo intorno.

 Sembra esistere una sorta di centralino del gusto, capace di omologare e rendere maggiormente desiderabile e appetibile ogni cosa: vestiti, acconciature dei capelli e persino le sostanze di cui ci nutriamo. Esiste una vera e propria moda anche nell’alimentazione.

 I ristoranti giapponesi, la fusion, l’etnico, o il fringe food, sono alcuni esempi. Il mio rapporto con il corpo e quindi anche con il cibo è ambivalente. A volte sono felice di nutrirmi e mi piace moltissimo provare sapori nuovi, altre volte mortifico i miei desideri e mangio solo per dovere. Non è facile raggiungere un punto di equilibrio, perché spesso il cibo (l’assenza o l’abuso) è la risposta più facile al disagio o all’instabilità emotiva.


Le paste di Gattullo e il cioccolato di Marchesi a Milano, i  tortellini del Diana a Bologna, i peperoni con la bagna cauda delle Tre Galline a Torino. Racconti di svilimento del corpo in nome della perfezione e nel frattemo arricchisci il romanzo con la mappa dei templi italiani della golosità. Perchè?


Racconto di Olga, una giovane donna sovrappeso che consuma dolci prelibati e molto belli da guardare. La sua “gaudente identità” passa anche attraverso una sorta di estetica della gola (ricordiamoci che la gola è ancora considerato un vizio capitale), che tutti tentano di mortificare mettendola a dieta.

 Allo stesso tempo lei cerca l’amore e qualcuno che la desideri per quello che è. E per questo verrà più volte umiliata: il suo vero peccato è l’ostinazione a pensare che un amore puro esista davvero. Dall’altra parte c’è un uomo che compra tutto ciò che desidera e consuma le donne, le emozioni e cibi migliori in circolazione come se non possedessero un’anima.

 Un piatto ben cucinato, con un buon profumo e una bella estetica, ha le sue vibrazioni, richiede attenzione, è in grado di assegnare un valore aggiunto al rito del pasto. L’uomo del mio libro sembra apprezzare ma solo per un istante, poi continua la sua ricerca spasmodica verso qualcosa di meglio e di più, non è mai appagato né soddisfatto e passa la sua vita nell’ansia costante di questo inseguimento. Riempiendosi di cose belle e pregiate ma rimanendo sempre una pietra grezza. Un po’ come  spesso accade nella realtà.

In Happy Hour i bar più in della Milano da bere, in Femmina de Luxe alcuni tra i migliori ristoranti italiani, ci saranno citazioni enogastronomiche anche nel romanzo di prossima uscita Io ti perdono?


Credo che molte delle cose più importanti, nel bene e nel male, succedano a tavola. E’ un luogo magico ma anche demoniaco. Per esempio, spesso le storie d’amore iniziano e finiscono davanti a un piatto (o a un bicchiere) pieno o vuoto.

 Anche nel prossimo romanzo, Io ti perdono, in uscita per Colorado noir/Kowalski, alcune comunicazioni importanti, affettive e professionali, verranno effettuate durante un pranzo o una cena. Questo perché il momento del pasto serve ad accorciare le distanze e a condividere anche attraverso meta messaggi.

 Oppure a creare distanze incolmabili, si pensi al modo differente in cui ognuno di noi si propone a tavola (il modo di masticare, tenere le posate o controllare i movimenti delle mani). I luoghi saranno differenti da quelli di Femmina, quindi non necessariamente di lusso o famosi, ma, adesso che ci penso, il cibo servirà ancora una volta a svelare oppure occultare emozioni e stati d’animo. Simbolo o realtà, rimane sempre uno dei temi centrali del nostro quotidiano e quindi  dei miei libri.

martedì, 14 aprile 2009

Ma poi, alla fine, tradiscono da tutte le parti. E' che poi non lo dicono. E si lavano la coscienza invocando il perdono (è il mio tarlo del momento, abbiate pazienza).

Questo pezzo mi ha colpita. Va letto tutto. Il resto è qui.

«Città ferita da troppi divorzi, bullismo e anziani soli»

Tettamanzi alla preghiera del Venerdì santo: la casa è una priorità, umilia vedere sorgere solo quartieri di lusso L' arcivescovo ha voluto sottolineare le «croci» che affliggono Milano. Stasera la veglia pasquale in Duomo

 Una casa propria, per qualcuno, è un lusso. Anche perché a Milano, cioè «nella città che dovrebbe considerare una priorità l' impegno di offrire a tutti abitazioni a condizioni eque», ecco, a Milano uno si sente «umiliato» - l' aggettivo che utilizza è proprio questo -, umiliato «nel vedere sorgere esclusive residenze e palazzi di lusso». Che distesa di gru, di questi tempi. Betoniere, scavi, operai, cantieri in altezza e cantieri in profondità, il nuovo che avanza e il vecchio che scompare, i prezzi degli immobili che variano, di solito in su, il più volte annunciato e atteso ribasso del costo al metro quadrato che proprio non arriva mai. Tutte queste cose, dunque. E poi le gru. Tante tante. Ci sono certi angoli metropolitani dove se ne vede un' infilata. Nella liturgia del Venerdì santo, ieri pomeriggio, in Duomo, il cardinale Dionigi Tettamanzi ha parlato delle «croci» che svettano su Milano. Quegli immigrati rifiutati L' arcivescovo non ha parlato di emergenze; ha elencato, punto e a capo, questioni aperte, ferite, nodi, scegliete voi la parola giusta, che tanto poco cambia. Sotto con l' elenco, adesso: la casa, come abbiamo detto; e poi la violenza contro le donne, il bullismo dei ragazzini, la solitudine degli anziani dimenticati, parcheggiati nelle case di cura, sistemati con una badante vicina e finita lì. Andiamo avanti: i divorzi, con i tormenti di chi, certo, un tempo si amò, ma con anche le tormentate conseguenze per i bimbi che «non comprendono, non accettano» di vedere un genitore andar via; dopo i divorzi, la crisi economica, che spazza via posti di lavoro ed equilibri famigliari; infine gli immigrati, che «stanno sperimentando indifferenza, rifiuto, discriminazione, ostilità». E «magari a opera degli stessi cristiani». A conferma che Tettamanzi guarda (anche) a casa propria. (continua)

postato da: labuccia alle ore aprile 14, 2009 14:12 | Permalink | commenti
categoria:noia, poveri, ricchi, anziani, perdono, tradimenti, bullismo, tettamanzi, andrea galli
domenica, 12 aprile 2009

Nell'uovo di Pasqua di PaPi, c'era questo blog QUI.

Ma c'è anche questo!!! Mariano Sabatini by Akio!

 

postato da: labuccia alle ore aprile 12, 2009 17:18 | Permalink | commenti (8)
categoria:elisabetta bucciarelli, paola pioppi, io ti perdono
martedì, 07 aprile 2009

DETTAGLI

Un vigile si china e tira su una coperta. Poi una trapuntina. Poi un lenzuolo. Ci siamo, forse. «Indietro! Per favore, indietro », chiede un poliziotto. «È lei?» «È lei». Il parco giochi della scuola materna, coi suoi castelletti e gli scivoli e i tavolini e i recinti gialli e rossi e verdi e blu è rimasta l’unica cosa colorata della contrada. Tutto il resto, nella devastazione che ha annientato in pochi istanti due terzi del paese sfregiando l’ultimo terzo con crepe e finestre accecate e cornicioni precipitati al suolo, ha assunto un uniforme colore grigiastro. Il vecchio Giuseppe, il viso segnato dal sangue di una ferita alla fronte che non è ancora riuscito a lavare via, mostra la distruzione della cascina e del cortile e delle tettoie dove teneva le macchine agricole: «Io e mia moglie ci siamo salvati per un pelo. Fortuna. Vuol sapere la cosa più assurda? Si è sentito uno schianto e ci tremava la terra sotto i piedi e venivano giù le pareti e io mi sono trovato a imprecare: “Le scarpe! Dove ho messo le scarpe?”».

E'  firmato da Gian Antonio Stella, leggetelo qui.

postato da: labuccia alle ore aprile 07, 2009 17:51 | Permalink | commenti (1)
categoria:corriere della sera, gian antonio stella, terremoto in umbria
lunedì, 06 aprile 2009

IL BUON GUSTO

Per noi, l'unica via per divenire grandi e, se possibile, inimitabili, è l'imitazione degli antichi, e ciò che si disse di Omero, che impara ad ammirarlo chi imparò a intenderlo, vale anche per le opere degli antichi, particolarmente dei Greci. Bisogna conoscerle come si conosce un amico, per poter trovare il Laocoonte inimitabile al pari di Omero. Una simile intima conoscenza condurrà al giudizio di Nicomaco sull'Elena di Zeusi: <Prendi i miei occhi> disse questi a un ignorante che voleva biasimare il quadro <ed essa ti sembrerà una dea>.

J.J. Winckelmann, Il bello nell'arte, SE.

Aggiornato il blog di Femmina de Luxe, qui.

Bella serata ad Alessandria, ringrazio tutti gli amici, in particolare: Danilo, Patrick, PaPi, Claudia, Remo, Francesca, e l'intensa Rossana. Una serata piena di desideri liquidi (come direbbe Baumann) racchiusi in giacche e cravatte ;o)

postato da: labuccia alle ore aprile 06, 2009 10:00 | Permalink | commenti (3)
categoria:elisabetta bucciarelli, femmina de luxe, winckelmann
domenica, 05 aprile 2009

CIAO LIBRERIA DEL GIALLO!!!

appuntamento con le foto su fb...

postato da: labuccia alle ore aprile 05, 2009 19:21 | Permalink | commenti (1)
categoria:
sabato, 04 aprile 2009
FEMMINA DE LUXE vista da ROSSANA MASSA. qui il suo blog
(grazie Ross)
Lo ammetto, io ho gusti "classici". Io non ho educato me stessa al noir onirico, a consumare un delitto crudo, a perdermi nei meandri sordidi dell'Io. Per appartenenza generazionale a quella gente che cercava concretezza ed idealismo, messaggio e poesia, contraddizioni che il senno di poi ha più che mai evidenziato, ma io tendo ancora a chiedermi, leggendo un romanzo: a che cosa mira? Quali stimoli mentali offre per interpretare la società e la singola vita? E' un vizio personalissimo che mi fa preferire la sostanza a qualsiasi belletto formale, anche se la formula snella di BabeleSuite non indulge in tentazioni barocche in tal senso. Ogni storia è una fucilata. Un solo sparo netto e preciso, che colpisce al cuore, tant'è che è difficile infilare uno spaccato del sociale, una chiave di lettura sofisticata e nel contempo snella e schietta com'è riuscita Elisabetta Bucciarelli in questo suo lavoro, veicolato dalla figurina sexy che Catacchio ha messo al centro della copertina, elegante e significativa, sebbene non "carnale". Emblematica come sono le due belle figure femminili del romanzo: Olga e Marta, tanto diverse eppure così sorelle nell'incapacità di amarsi e di farsi amare, di accettarsi ed essere accolte. Vittime. Olga burrosa, vestita in modo romanticamente curioso e tesa alla realizzazione d'improbabili sogni d'amore con personaggi che la vita ha già circoscritto in un cerchio di fuoco di riconoscibile emarginazione. Olga che viene oltraggiata e difesa. Marta, che ha le carte in regola, che è l'oggetto del desiderio che non è pago di sé, perché la bellezza è perfettibile fino alla morte. E si diventa, donne, oggetti in balia della speranza e della... disperazione, contrasto che fa a pugni con la saggezza; strette nella morsa del sogno, del gioco, dell'inganno della seduzione. Ebbene, se potessi, prenderei per mano Olga e le farei scoprire altri amori di cui penso sia capace: per il prossimo, gli animali, le cose, la bellezza dell'attimo fuggente. Quanto a Marta, a tutte le marte del mondo farei ripetere come un mantra : sono bella e non in vendita, più volte e se mai fossi in vendita lo sarei per diventare la più amata dalla *libertà di essere soltanto Marta* e non un'icona del desiderio di chi, in fondo, si confonde con il nero su bianco delle parole, se appena scompigliamo i fogli con il vento dell'omologazione.
Tutto ciò in cento pagine, in cui c'è anche un misterioso attaccastronzi in cabine telefoniche, che manifesta così la sua follia d'esistere. Chiede ad un mondo di merda di accorgersi che c'è anche lui. Qualcuno indaga, è ovvio. Stanco del via vai di un lavoro utile e ingrato. Femmine da buttare, femmine di lusso, per lettrici che preferiscono essere Donne, nel mentre hanno tra le mani un gioiellino di divertimento e riflessione.
postato da: labuccia alle ore aprile 04, 2009 10:37 | Permalink | commenti (3)
categoria:recensioni, elisabetta bucciarelli, femmina de luxe, rossana massa
giovedì, 02 aprile 2009

 

Nessun maggior segno d'esser poco filosofo e poco savio,

che voler savia e filosofica tutta la vita.

Giacomo Leopardi.

postato da: labuccia alle ore aprile 02, 2009 13:22 | Permalink | commenti (2)
categoria: