TANTISSIMI AUGURI DI
BUON NATALE E DI FESTE SERENE (nonostante tutto, il più possibile).
A tutti gli amici che passano da questo blog.
categoria:elisabetta bucciarelli
TANTISSIMI AUGURI DI
BUON NATALE E DI FESTE SERENE (nonostante tutto, il più possibile).
A tutti gli amici che passano da questo blog.
DONNE DI CUORI
Resoconto del convegno Noir al femminile di Courmayeur, una sintesi ben fatta qui.
Su Thriller cafè una recensione di Femmina. E quindi ringrazio.
Su Booksweb.tv (il mezzo non è il messaggio, forse una volta era così ora non più- dopo aver riletto McLuhan ne sono abbastanza sicura-), c'è qualche consiglio per i libri di Natale dedicati ai bambini. E poi un omaggio al librone Le aziende invisibili.
Infine... sto ragionando sul concetto di amicizia... chi ha voglia di aiutarmi con segnalazioni illuminanti di qualsiasi tipo?
Visto in anteprima ieri sera ne esco provata. Il libro è noto. Ma le immagini spesso, aggiungo carichi che si depositano dietro alle anime. Mi viene così. Sgorga naturale lo sgomento di fronte alle cose che succedono: la violenza e la debolezza di un padre (piccolo padre) di fronte a un figlio (grande figlio). Le umiliazioni inflitte dalla vita che provocano pena e marginalità ma anche orrore e brutalità (per incoscienza o per mancanza di quella razio capace di controllare la vera natura umana- l'uomo è davvero una bestia-). Gli stupri. Quelli che si chiamano proprio così, che avvengono sulle donne, per possederne il corpo (l'unica donna del film viene stuprata e ammazzata, simbolo dunque mai come adesso efficace), e viene eliminata perchè confusa con una pornodiva, nelle nebbie del desiderio fisico. E il grande Padre. Invocato, in tutti i sensi. Maniglia per chi deve rialzare la testa, metadone per taluni che genuflessi cercano un perdono impossibile, imprecazione degli ottusi. Comanda il circolo delle esistenze, con l'esempio del dolore e della sofferenza. Risolve attraverso il miracolo della vita nuova. Ma non consola. Perchè tutto accade, ancora, e continua ad accadere, ora e sempre, anche fuori dalla sala cinematografica. E lo spettatore lo sa bene.
Da leggere il libro e da vedere il film (per me un grande lavoro di Salvatores, se non avete letto il libro andate prima al cinema). Indugia, forse, nelle inquadrature del paesaggio. Un nord est estetico, con le ciminiere che fumano di fronte ai ghiacciai perenni e le villette a schiera linde. I fiumi larghi e freddi, Gange delle anime aride. Ma obbliga lo spettatore a non sfuggire a quel clima apocalittico di colpe e mancanze che è la vera e autentica cifra del nostro tempo. Per quanto il fantasy si stia sforzando di spostare l'attenzione da un'altra parte (nella letteratura come nella politica) questo film, che è decisamente un Noir, rimarca la necessità di confrontarsi con il male del mondo e soprattutto di mostrarlo, declinato nei suoi infiniti modi, per capirlo, comprenderlo ed esorcizzarlo.
Altri pareri qui. Il trailer qui.
(Forse è arrivato il tempo di confrontarsi con le madri?)
CARO IL MIO DETECTIVE.
Il detective condivide il destino di trovarsi al di fuori della vita in comune con quelle figure che collegano l'esistenza delimitata dalla legge al mistero che sovrasta tale legge. Pur non unendosi all'assoluto, il detective lo personifica, mentre questa identità con il principio costituitivo della sfera in cui è collocato, lo districa dal meccanismo assoggettato a tale principio. Condannato il detective al celibato, il romanzo ne dimostra, sul piano estetico, l'isolamento. Analogamente al prete cattolico, egli vive nella condizione eccezionale del celibe (...). (...) la sua condizione di scapolo non deriva dalla rinuncia per amore di una cosa superiore, ma si tratta di una vita da scapolo a priori, raffigurante la situazione della ratio, che, dopo essersi eletta a criterio universale, non sa che cosa significhi il doversi adattare. Né umana, né divina, signora in quel regno che Lask definisce il <non-sensibile> (...), la ratio è semplicemente priva di desideri e di relazioni.
Siegfried Kracauer, Il romanzo poliziesco, Editori Riuniti.
HA VINTO IL MIO PREFERITO
Un film intenso e struggente.
Dal sito del Noir in Festival:
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| La Giuria Internazionale composta da Astrid Berges-Frisbey (attrice, Francia), Valentina Lodovini (attrice, Italia), Richard Price (sceneggiatore, Stati Uniti), Pablo Trapero (regista, Argentina), Don Winslow (scrittore, Stati Uniti), ha deciso in favore del cinema indipendente e, al tempo stesso, per quello più ai confini del noir, a testimoniare l’idea che un genere non è una gabbia, ma una possibilità narrativa per esibire la realtà quotidiana e riflettervi sopra. Se poi questa realtà è “nera”, il noir diventa una traccia indispensabile. Frozen River di Courtney Hunt si aggiudica il Leone Nero per il miglior film con la seguente motivazione: «La giuria ha deciso all’unanimità di assegnare il premio per il miglior film a Frozen River. L’opera trascende le convenzioni del noir e ci avvicina a persone reali coinvolte in rapporti profondi grazie ad una sceneggiatura e regia originali, autentiche, dense di sfumature e alla qualità delle interpretazioni di Melissa Leo, Misty Upham e Jacques Bruno». Un film asciutto, capace di emozionare senza far ricorso a pietismo e retorica, dove le dinamiche famigliari e temi politici come l’immigrazione diventano occasione per riflettere a tutto campo sul nostro mondo. Un film diretto da una regista e ottimamente interpretato da due attrice, a confermare un’edizione del Courmayeur Noir in Festival tutto al femminile con il Chandler Award a Alicia Giménez-Bartlett (...). Stasera durante la premiazione verrà annunciato anche il Premio del pubblico FoxCrime. |
LA NEVE E' NOIR
Reportage e varie da Courmayeur. Direi intenso. Molto.