mercoledì, 26 novembre 2008

PLASTICHE E POSE (parte seconda)

La mia faccia annuncia la mia presenza, riferisce sulla mia natura e soprattutto, rivolta com'è verso l'esterno, reca un messaggio agli altri. Gli angeli suonano la tromba. Ridestano dal sonno. Altrettanto fa la faccia: pretende una risposta.

Gli adolescenti ricorrono a frotte al chirurgo plastico per farsi cambiare la faccia: quella faccia così giovane che i vecchi vorrebbero tanto tornare ad avere! Vanno dal chirurgo plastico per tornare dall'esilio, per confondersi con quelli del loro giro, per porre termine alla condizione di estrema vulnerabilità; vogliono cambiare la faccia che ha incominciato a esteriorizzare la loro solitaria individualità.

Se la faccia è il luogo in cui ha inizio l'etica della società, che cosa accade alla società quando la faccia che invecchia è modificata chirurgicamente e repressa dalla cosmesi e il suo carattere accumulato è falsificato?

Borgna cita Hillman, se il volto cambia, se i suoi lineamenti si trasformano, si modifica anche il carattere?

Ricordo che venerdì 28 pv, sarò a Erba, qui.

postato da: labuccia alle ore novembre 26, 2008 09:52 | Permalink | commenti (8)
categoria:presentazione, corpo, carattere, erba, volto, chirurgia plastica, hillman, elisabetta bucciarelli, femmina de luxe, borgna
martedì, 25 novembre 2008

Pose Plastiche (parte prima)

I volti, che si riflettono negli specchi (deformanti), e gli sguardi che ne nascono ambigui e trasognati, quando si è stati sottoposti a interventi di chirurgia estetica (di chirurgia plastica), sono realmente modificati nella loro concreta fisionomia; e questo, ovviamente, in radicale antitesi alle modificate esperienze, ma nei loro significati e nelle loro donazioni di senso, dei volti e degli sguardi che si hanno in alcune forme di esistenza psicotica. Diverse, radicalmente diverse, le cause dei fenomeni di straneità nell'una e nell'altra condizione; ma non del tutto dissimili nella loro sintomatologia. Quando gli interventi di chirurgia plastica rimodellano i lineamenti di un volto, ne cambiano l'espressione e l'equilibrio naturale delle parti, non possono non rinascere a volte sentimenti di ansia e di smarrimento, di insicurezza e di stupore, che si accompagnano ad una crisi della identità personale.

Leggo sul volto dell'altro la traccia del mio proprio volto, e in fondo non conosco nulla del mio volto se non la mediazione dell'altro.

Eugenio Borgna, Le intermittenze del Cuore, Feltrinelli.

Strane cose dalla rete. Stravagante blog, tra i libri "divorati" anche Femmina. Paola Scialpi, qui. E poi: www.bartolomeodimonaco.it ospita qui la recensione del Corriere Nazionale. Grazie.

Omaggio a Di Cara.

postato da: labuccia alle ore novembre 25, 2008 13:48 | Permalink | commenti (1)
categoria:chirurgia plastica, femmina de luxe, eugenio borgna, le intermittenze del cuore, di cara
domenica, 23 novembre 2008
postato da: labuccia alle ore novembre 23, 2008 16:58 | Permalink | commenti (7)
categoria:amore, elisa, battiato, jovanotti, sting, ligabue, dylan, metallica, giorgia, negramaro, tenco, mannoia, paoli, ferri, vanoni, elisabetta bucciarelli
sabato, 22 novembre 2008

L'aggressività femminile

Quando il patriarcato si indebolisce, le donne cominciano, sia pure in modo inizialmente confuso e sommario, a pensare la loro repressione, a rendersi a mano a mano conto di essere state oggetto e non soggetto di pensieri e azioni. Cominciano ad accorgersi che tutto questo non è naturale. D'altra parte noi abbiamo potuto osservare come nei miti e nella storia siano stati gli uomini a indebolire la personalità delle donne: sono Zeus, Adamo, Dumuzi, i Domenicani dell'Inquisizione, gli uomini di legge, i filosofi, i teologi, i politici che hanno sottratto energia aggressiva alle donne. Dunque possiamo ragionevolmente ipotizzare che è proprio nell'istaurazione del patriarcato che è stata bloccata l'energia aggressiva femmnile, dato che è nel suo declino che essa comincia a riaffiorare.

Marina Valcarenghi, L'aggressività femminile, Bruno Mondadori.

Perché non riesco mai ad arrabbiarmi come si deve? Leggete cose, sentite cose. Subite cose. Contrariate, ferite, arrabbiate. Dentro. In silenzio. O fuori. Malamente. Sì, quando la rabbia esce, vi esce proprio male, quindi meglio niente. Sottrarsi. Quando si può. Sono d'accordo con Marina Valcarenghi, l'istinto aggressivo delle donne è malato, non riesce a esprimere una giusta e conveniente autodifesa. Sia dello spazio fisico, sia di quello psichico, ma anche di quello sociale. (Nella vita ma allo stesso modo nella rete, per chi la frequenta come me, la storia si ripete). Il libro riporta al mito per cercare di dare una spiegazione. La compressione dell'aggressività infatti, non appartiene a una sola ma a tutte le donne. Da meditare. Soprattutto sapendo che:

L’aggressività maschile è la prima causa di morte e di invalidità permanente (dati Onu) per le donne in tutto il mondo.
www.controviolenzadonne.org

venerdì, 21 novembre 2008

Nella Milano-pattumiera ecco "Femmina De Luxe".


Elisabetta Bucciarelli ha la capacità di usare la scrittura, pagina dopo pagina,  come  si fa per  una partita  a scacchi. C’è Milano. C’è nel bene e nel male. Niente città “da bere”, ma una città in cui la Bucciarelli si immerge, senza evitare peccati, segreti, vita marginale e vita stile Vuitton. Il titolo del suo ultimo lavoro è “Femmina De Luxe”, ed è edito da “Perdisa Pop” nella collana diretta da Luigi Bernardi. Un piccolo volume, la cui ricchezza è nei personaggi carichi di vita. Si tratta di un noir in cui l’autrice ripropone l’ispettore Maria Dolores Vergani, che abbiamo trovato in “Dalla parte del torto” (ed. Mursia),  alle prese con la scoperta di una giovane donna trovata cadavere.
Intanto c’è chi imbratta le cabine telefoniche di feci. Si, la Milano della Bucciarelli è anche questa: la follia dei suoi personaggi, come Cavallo Lesso, o il Pazzo dell’Arte, e donne alla ricerca di se stesse o che mettono in gioco il corpo che nel libro non è un “valore aggiunto” piuttosto un oggetto di mercato, un status simbol, un mezzo di comunicazione.
Storie che si intrecciano, mondi tanto diversi da essere estremi, il tutto condito da una capacità narrativa che, come dicevo, sembra muoversi su una scacchiera che nel caso specifico è la vita di una città e delle persone con i loro tic, le loro follie, le loro tenerezze.
Ogni capitolo, nella sua brevità, è di grande efficacia. Elisabetta Bucciarelli usa dei “tocchi” che vanno direttamente al senso, un esempio di comunicazione efficace, dirompente, che lascia il lettore nella curiosità di capire come si evolverà la storia.
Un personaggio toccante è Olga. E’ grassa e morbida. Si piace e mangia pasticcini. E’ costumista alla Scala, e mixa la sua vita con la lirica e la ricerca di un uomo che possa darle un affetto vero. Olga è indifesa. Ingenua.  E cerca amore nella follia del  “Pazzo dell’Arte”, noto psicotico,  piuttosto che in Cavallo Lesso, uno che fa musica ma anche altro...
Olga non fa l’amore. Tocca e si fa toccare. “Ci vediamo cosi’ ci tocchiamo?”. Sembra una bambina con quanta semplicità e purezza desidera l’attimo erotico che le regalerà un sogno. In questo gioco c’è tutta la poesia che il suo corpo trasmette.
Troverà mai, nella Milano che non salva più nessuno, il suo amore? E la Vergani risolverà il caso della ragazza ritrovata cadavere? Tutto da leggere “Femmina De Luxe”! Un’altra ottima prova  di Elisabetta Bucciarelli e del suo modo personalissimo, e non affatto scontato, di proporre il noir.

Stefania Nardini, Corriere Nazionale Umbro Adriatico.

QUI, un giochino pensato da Tecla, Serena e Valentina e realizzato da Tecla, molto carino. Dove vivono e dove lavorano i poliziotti, investigatori, commissari, ispettori e chi più ne ha, creati dagli autori milanesi?

E poi, sul Noir in festival. QUI e QUI (bella l'immagine utilizzata dal Noir per il convegno, è di Vanessa Beecroft, Vogue Hommes, 2002. Perfetta per Femmina e in linea con molto di quello che racconto ;o)

Una pillola di Avoledo.

Una pillola di Biondillo.

giovedì, 20 novembre 2008

RICONOSCERSI (e magari spaventarsi, o anche no).

(...) spesso mi citava Cocteau: - E' come gli incidenti ferroviari: si sente, non si spiega -. (...) A volte mi descriveva minuziosamente un particolare: una luce gialla nell'angolo di un quadro; sullo schermo, una mano che si apre; religiosa, divertita, la sua voce suggeriva l'infinito. Mi diede tuttavia indicazioni preziose sul modo in cui bisognava guardare un quadro di Picasso; mi sbalordiva perché sapeva riconoscere un Braque o un Matisse senza vedere la firma: questo mi pareva stregoneria. Tutte queste novità ch'egli mi rivelava mi stordivano, e avevo un po' l'impressione che ne fosse egli stesso l'autore. Attribuivo quasi a lui l'Orfeo di Cocteau, gli Arlecchini di Picasso, l'Entracte di René Clair. (...) gli parlavo un poco di me, ed egli mi dava dei consigli. - Cerca di essere limpida, - mi diceva. Mi diceva anche che bisognava accettare ciò che la vita ha di quotidiano, e mi citava Verlaine, -la vita umile, dai lavori noiosi e facili -. Non ero completamente d'accordo; ma ciò che importava era che egli mi ascoltasse, mi comprendesse, m'incoraggiasse, (...)

Simone de Beauvoir, Memorie di una ragazze per bene, Einaudi.

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categoria: , simone de beauvoir, memorie di una ragazza perbene
mercoledì, 19 novembre 2008

SI PARLA, IN GIRO. (belle cose che succedono).

E' uscito il numero due. Da leggere perchè molto interessante davvero. Complimenti alla direzione, ha fatto un gran lavoro. Segnalo l'intervista a Saviano e quella a Paola Pioppi.

Intervenite numerosi e affettuosi alla proposta di Senzaunadestinazione. Lasciate la vostra parola affettiva. La mia l'ho già scritta, è Perdono.

In difesa di EMME.

Sono qui, venerdì prossimo.

E poi, con grande piacere, sarò anche qui. Se siete in zona a sciare... E visto che si parlerà di donne. Qualche intervista da rivedere. Donne molto diverse.

Qui. Qui. Qui. Qui. Qui. Qui. Qui.

domenica, 16 novembre 2008

Donne, Femmine, Donne. (una lista intensa)

MARGHERITA.

VALENTINA.

ELISA.

ANNA.

LIA.

GIULIA.

ANGIE.

FRANCESCA.

ALICE.

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giovedì, 13 novembre 2008

ESSERE IN PACE CON NOI STESSI

E' inutile cercare di fare pace con noi stessi, compiacendoci di tutto quello che abbiamo fatto. Per poterci stabilire nella quiete del nostro essere, dobbiamo imparare a essere distaccati dai risultati della nostra attività. Dobbiamo ritrarci, in qualche misura, da conseguenze che sfuggono al nostro controllo e contentarci della buona volontà e del lavoro che sono l'espressione pacifica della nostra vita interiore. Dobbiamo accontentarci di vivere senza osservarci mentre viviamo, di lavorare senza aspettare una ricompensa immediata, di amare senza una soddisfazione istantanea, e di esistere senza avere una particolare percezione. Soltanto quando siamo distaccati dal nostro io, possiamo essere in pace con noi stessi. Non possiamo trovare felicità nel nostro lavoro, se cerchiamo continuamente di estenderci al di sopra di noi e della sfera della nostra attività per poterci trovare più grandi di quello che siamo.

Thomas Merton, Nessun uomo è un'isola, Garzanti.

Grazie Antonella.

E il 28 Novembre sono qui.

 

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martedì, 11 novembre 2008

SULLA BELLEZZA

Dovremmo essere sempre così svegli nei confronti della realtà da vedere la bellezza che ci circonda da ogni parte. Bellezza è semplicemente la realtà in sè, percepita in una maniera particolare che le conferisce un valore che affascina.

L'arte ci rende capaci di ritrovarci e di perderci allo stesso tempo. L'animo che risponde ai valori intellettuali e spirituali nascosti in una poesia, in un dipinto o in un brano di musica, scopre una vitalità spirituale che lo innalza al di sopra di sè, lo trae fuori da sè e lo rende presente a se stesso in un livello dell'essere che prima non sapeva di poter raggiungere.

Thomas Merton, Nessun uomo è un'isola, Garzanti

Se non ci fosse l'Arte verrebbe a mancarmi un conforto. Ma non confondiamo: "L'arte non è fine a se stessa", non è arte l'autobiografia, l'ombelico immolato, le vite minime di ogni umano. L'Arte è altro. Pone l'anima a un livello spirituale più elevato, capace anche di spiegarlo. Per questo non possiamo metterci al servizio della finta arte, non possiamo strisciare per favorire ciò che con il nome di arte non ha nulla da spartire. C'è un rigore. Neanche per soldi, che siamo così avidi a volte. Ci raccontiamo storie per giustificarci. Ho conosciuto artisti (parlo di pittori e scultori) che avevano persone subalterne, bravi artigiani capaci di lavorare come il maestro. A lui la pennellata finale, ma il resto era un lavoro di bottega. Ho imparato a riconoscere le differenze. Con gli anni e la fortuna delle frequentazioni. Così mi sta succedendo anche per i libri. Ma l'argomento è spinoso. Prometto che un giorno ci tornerò.

Femmina ringrazia la linea retta del Binario Giallo.

lunedì, 10 novembre 2008

INTERVISTE ENIGMATICHE

Si stanno sbloccando un po' di interviste. Il montaggio finalmente funziona. Di seguito quella a Bartezzaghi, enigmatico quanto il suo libro, e pieno di spunti interessanti per chi considera la lingua un demone.

Sto ragionando su alcune cose. 1) molto più difficile fare le domande giuste che rispondere a quelle degli altri. 2) le promesse andrebbero sempre mantenute. A qualsiasi costo. 3) le donne autrici che stimo, italiane e straniere.

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categoria:interviste, domande, risposte, promesse, bookswebtv, elisabetta bucciarelli, stefano bartezzaghi
domenica, 09 novembre 2008

FARE DOMANDE

(...) ci intendevamo bene. Apprezzavo il suo amore per la verità, il suo rigore; non confondeva i sentimenti con le idee, e sotto il suo sguardo imparziale mi resi conto che assai spesso in me gli stati d'animo avevano sostituito il pensiero, Pradelle mi costringeva a riflettere, a fare il punto, non mi vantavo più di sapere tutto: <non so niente di niente; non soltanto non conosco una risposta, ma nessuna maniera valida per porre la domanda>. Mi ripromisi di non più illudermi, e chiesi a Pradelle di aiutarmi a salvaguardarmi da tutte le menzogne; egli sarebbe stato <la mia coscienza vivente>. Decisi che avrei consacrato i prossimi anni a cercare con accanimento la verità.

Simone de Beauvoir, Memorie di una ragazza per bene, Einaudi.

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categoria:simone de beauvoir
venerdì, 07 novembre 2008

PIETRO GROSSI

Un libro che mi è piaciuto. Un'intervista fatta molto tempo fa. Gio, vai a sentire come parla Grossi. E' piacevole. Io ero alle prime, molto emozionata ;o)

 

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mercoledì, 05 novembre 2008

L'OPERA MORALE

L'illusione di un'azione logica che concili il reale con l'artistico è comune a Calvino quanto a Lo Savio. Ambedue credono nella Ragione, capace di produrre costruzioni in positivo e professano l'utopia e l'opera morale. L'interesse per la filosofia dello Scrivere e del Guardare, dove il protagonista, personaggio o lettore, non è più un essere fisiologico ma un <cavaliere trasparente>, che fa ricorso alla artificialità di una favola, quanto di un'architettura, per costruire un contesto astratto e immateriale fatto di esseri cristallizati, moltiplicabili all'infinito.

Germano Celant su Francesco Lo Savio.

 

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martedì, 04 novembre 2008

COSE DA LEGGERE IN GIRO

 

Sui blog, da una parte e dall'altra. Sul poliziesco, qui. Le belledonne son sempre brave. Virtual su Femmina de luxe. Haruki Murakami, Kafka sulla spiaggia. Anche qui. Stati d'animo. Ho visto questo film e mi ha lasciata con molti interrogativi. Allora è un buon film? Pensando a Olga. Molto interessante. Rimmel. E buona notte.

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