sabato, 31 maggio 2008

ANCORA PAROLE, piccola lista di amici con messaggi e musica.

Gioco che m'insegue da un po'. Le parole più usate, pensate, pronunciate, sognate, sperate, odiate. Se si conosce bene una persona si conoscono anche le sue parole per dire. Quelle che utilizza di più. Quelle che tiene tra le labbra e non vede l'ora di pronunciare. Quelle che detesta. Che non vorrebbe mai dire o ascoltare. Una lista di chi mi sta vicino. A domanda, hanno risposto. Tre, secche, per ognuno di loro. La prossima volta altri ;o)

MARTA (preparati a leggere, avrai una sola settimana di tempo!): splendente, caldo, contatto. CLAUDIA: cuore, sensualità, coraggio. LAURA: luna, mattino, rugiada. PAOLA: crinale, passione, paura. ANGELA: sognare, riposo, occhi. LUCIA (un flash, so che farai fatica a riprenderti): impegno, leggerezza, velocità. CHIARA (che apprezzerà il tributo manga): bella, conoscere, viaggiare. FRANZ (ci riesci ancora a suonarlo?): angoscia, solo, fame. LORENZO ( ti ho trovato quello originale, sono brava o no?): amore, forza, scusa. SERENA (ma te lo ricordi quel concerto?): musica, arte, sognare. GIOVANNA: speranza, ricordo, regalo. SUS: carezza, orgoglio, acqua. CRISTINA (stupendo, ti piace?): pensiero, passione, bambino. MAURIZIO (un po' d'aria... la accetti da me?): filosofia, estetica, gnosi. SARA: storia, amore, dovere. PAOLO (anima, piace anche a me! Raddoppio con questo reperto): mito, anima, cuore. STEFANO: bella, mare, sperare. Le mie (del momento, usate e abusate): corpo, anima, cura.

venerdì, 30 maggio 2008

LA PRIMA NOTTE (post per una nuova amica)

"Non c'è ancora chiaro, fuori?

Forse comincia. Appena, appena, ma con questa pioggia il cielo sembra più buio di come dovrebbe essere.

Cosa avete fatto il giorno dopo, tu e Remo?

Non sei stanco di ascoltare?

Tu sei stanca di raccontare?

Un pochino. Ma adesso sono vicina alla fine, sai?

Vai avanti, allora. Vuoi? Ho voglia di sentire."

"Forse si riesce a parlare di qualcosa quando ti dà degli intoppi. Quando le cose sono ruvide e scabrose le parole fanno attrito, ci si impigliano; quando sono lisce, le parole scorrono, passano via senza fermarsi, e uno si ritrova a vivere, non a dire."

Raul Montanari, La prima notte, Baldini Castoldi Dalai

Qui l'aria è limpida e le cose assumono contorni nitidi. Cambiano di segno, anche. Per associazione con il libro di Montanari (che insegue la mia indagine personale sulla scrittura e le sue nuove forme di verismo) mi è venuto in mente questo vecchio film, struggente, letterario, coraggioso. La prima notte di quiete.

Ecco, questa va bene con il libro e con il film. E anche per la mia amica.

 

 

giovedì, 29 maggio 2008

intervallo

mi prendo una pausa.

lascio quattro (non potrei che 4) canzoni. che amo. qui e qui e qui e soprattutto qui.

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mercoledì, 28 maggio 2008

ma dove sono finite? (l'alto e il basso, suvvia, un po' di insostenibile leggerezza ;o)

rigorosamente con sottofondo musicale suo. (dedicata a lui, che è lontano e che mi manca.)

Ho perso le parole
eppure ce le avevo qua un attimo fa,
dovevo dire cose
cose che sai,
che ti dovevo
che ti dovrei.
Ho perso le parole
può darsi che abbia perso solo le mie bugie,
si son nascoste bene
forse però,
semplicemente
non eran mie.

Credi
credici un po'
metti insieme un cuore e prova a sentire e dopo
credi
credici un po' di più di più davvero.

Ho perso le parole
e vorrei che ti bastasse solo quello che ho,
io mi farò capire
anche da te,
se ascolti bene se ascolti un po'.
Sei bella che fai male
sei bella che si balla solo come vuoi tu
non servono parole
so che lo sai
le mie parole non servon più.

Credi
credici un po' sei su radiofreccia guardati in faccia e dopo
credi
credici un po' di più di più davvero.

Ho perso le parole
oppure sono loro che perdono me, 
lo so che dovrei dire
cose che sai,
che ti dovevo, che ti dovrei.
Ma ho perso le parole 
vorrei che mi bastasse solo quello che ho,
mi posso far capire
anche da te,
se ascolti bene
se ascolti un po'.

Credi
credici un po'
metti insieme un cuore e prova a sentire e dopo
credi
credici un po' di più di più davvero.
credi
credici un po' sei su radiofreccia guardati in faccia e dopo
credi
credici un po' di più di più davvero.

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martedì, 27 maggio 2008

LA PSICHE

"Il "segreto" che non deve essere "profanato", il vero e indicibile mistero consiste nell'intima fedeltà di Psiche a Eros, nella fedeltà dell'umana Psiche verso il misterioso e "impossibile" amore per il suo partner divino e verso l'essenziale trasformazione che questa relazione provoca in lei. Visto infatti con occhi profani, questo amore è non solo dal punto di vista di Afrodite, ma da tutti i punti di vista, un assurdo e un paradosso, qualcosa di proibito e di impossibile insieme. Il vero segreto è custodito da Psiche anche contro lo stesso Eros e la sua resistenza, perchè l'indicibile segreto del suo amore è esprimibile soltanto attraverso la vita stessa di Psiche, attraverso le sue azioni e la sua metamorfosi. Sebbene Psiche riveli tutto ciò che può essere rivelato, il nucleo più intimo del suo amore continua a operare dentro di lei, custodito dalla sua segretezza. Persino lo stesso Eros è in grado di riconoscerlo solo attraverso l'autosacrificio di Psiche, perchè la sua comprensione dell'amore e del suo autentico mistero si accende in lui e diventa un'esperienza vitale soltanto attraverso l'amore di Psiche. Mentre finora egli aveva avuto esperienze dell'amore solo nell'oscurità, come gioco divertente e come assalto del desiderio al servizio di Afrodite e in accordo con essa, adesso, attraverso le peripezie di Psiche, lo percepisce come un cammino personale che attraverso il dolore conduce alla trasformazione e all'illuminazione."

Erich Neumann, Amore e Psiche, Astrolabio.

(Difficile dedurre la differenza psicologica tra l'archetipo-Psiche e quello dell'Anima nell'uomo e quello del Sè femminile della donna. Da meditare.)

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lunedì, 26 maggio 2008

LA MENTE

"Abbiamo bisogno di una straordianria quantità di energia per comprendere la confusione in cui viviamo, e la sensazione, "Devo comprendere", genera la vitalità necessaria a scoprire. Ma lo scoprire, il cercare, necessitano di un certo periodo di tempo, e, (...) tentare di liberare la mente in modo graduale non è la via giusta. Il tempo non è la via giusta. Che si sia vecchi o giovani è adesso che tutto il processo della vita deve essere trasportato in una diversa dimensione. E neppure è giusta la via del cercare l'opposto di quello che siamo, e neanche la disciplina artificiale imposta da un sistema, da un maestro, un filosofo o un prete - tutto ciò è molto infantile. Quando lo comprendiamo ci chiediamo se è possibile sfondare questo pesante condizionamento di secoli immediatamente senza andare a imbatterci in un altro condizionamento - essere liberi in modo che la mente possa essere del tutto nuova, sensibile, viva, consapevole, intensa, abile. E' questo tutto il nostro problema (...). Una mente che ricerca non è una mente appassionata."

Krishnamurti, Libertà dal conosciuto, Ubaldini editore

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lunedì, 26 maggio 2008

dalla parte del torto

Sul mio sito, qui, l'intervista a La notte di RadioRai1.

Alla voce rassegna stampa, tutti gli articoli sul mio libro.

Mercoledì 28 Maggio, sarò qui. A sentire Antonio Paolacci che parla di Flemma, il suo libro.

Dicono che pioverà tutta la settimana.

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domenica, 25 maggio 2008

A due minuti dalla fine (parte terza)

"Gli antenati devoti si erano fasciati stretti negli abiti prima della battaglia. Furono loro a dare un nome al cammino. Come può esistere morte migliore? Ogni peccato della vostra vita verrà perdonato, nei secondi a venire. Più nulla si interporrà fra voi e la vita eterna, nei secondi a venire. Avete desiderato la morte e la morte arriverà, nei secondi a venire."

Don Delillo, L'uomo che cade, Einaudi.

Sempre lui. Perfetto, a due minuti dalla fine.

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domenica, 25 maggio 2008

A due minuti dalla fine (seconda parte)

"And if I told you that I loved you
Youd maybe think theres something wrong
Im not a man of too many faces
The mask I wear is one
Those who speak know nothing
And find out to their cost
Like those who curse their luck in too many places
And those who smile are lost

I know that the spades are the swords of a soldier
I know that the clubs are weapons of war
I know that diamonds mean money for this art
But thats not the shape of my heart
Thats not the shape of my heart."

Sting, Shape of my heart. Ma anche questa è una versione eccellente. (la traduzione, discutibile ;o) qui).

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domenica, 25 maggio 2008

 

A due minuti dalla fine (prima parte)

"Si muovevano a passo di danza al suono del pianoforte e del violino e Tereza teneva la testa sulla sua spalla. Così l'aveva tenuta quando erano stati insieme nell'aereo che li portava via attraverso la nebbia. Adesso provava la stessa strana felicità e la stessa strana tristezza di allora. Quella tristezza voleva dire: siamo all'ultima stazione. Quella felicità voleva dire: siamo insieme. La tristezza era la forma e la felicità il contenuto. La felicità riempiva lo spazio della tristezza."

Milan Kundera, L'insostenibile leggerezza dell'essere, Adelphi.

La versione di Bryan Ferry, in sottofondo.

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sabato, 24 maggio 2008

DUETS

Coppie di scrittori e scrittori in coppia. L'ultima (mia) intervista di Torino è con Marco Vichi. Ho provato a sondare cosa significhi per lui mescolare le carte della scrittura. E capire qualcosa di più sul processo creativo condiviso. Ci torno sull'argomento, quando sarà il momento.

E poi Mauro Covacich consiglia un libro. Che non ho letto. Che leggerò.

buon fine settimana, intanto.

 

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venerdì, 23 maggio 2008

DIARY

"E' il mal di testa, gli spiega Misty. Forse sono i colori. Il rosso cadmio. Il bianco titanio. Certi colori ad olio sono strapieni di piombo o di rame o di ossido di ferro. E non aiuta il fatto che gran parte dei pittori siano soliti torcersi il pennello in bocca per assottigliarne la punta. All'accademia ti mettono sempre in guardia, raccontandoti di Vincent Van Gogh e di Toulouse Lautrec. Di tutti quei pittori impazziti che hanno subito danni neurologici tali da dover dipingere con un pennello legato alla mano ormai inservibile. Colori tossici, assenzio, sifilide. Indebolimento dei polsi e delle caviglie, segno inequivocabile di avvelenamento da piombo. Ogni cosa è un autoritratto. Incluso il tuo cervello sezionato in un'autopsia. La tua urina. Veleni, droghe, malattie. Ispirazione. Ogni cosa è un diario."

Chuck Palahniuk, Diary, Mondadori.

Come dice lui, alle epifanie non si arriva ragionando.

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giovedì, 22 maggio 2008

LA BELLEZZA E' UN ATTO DI GIUSTIZIA.

Ieri camminavo per Milano, di notte. Non mi capita mai, o raramente. Non c'è buio, non c'è silenzio. Macchine, poche, passano veloci. Alberi fermi (ero vicino a un parco). Alti, quelli che ci sono. Semafori, benzinai chiusi, strisce pedonali bianche. Una zona ricca. Palazzi primi novecento. Statue. Museo di storia naturale, planetario. Metropolitane e in fondo, alzando gli occhi, la Madonnina. Lucido appena bagnato di pioggia a terra. Cani al guinzaglio. Il Pac con dentro una mostra. La direzione di un giornale a sinistra, il giapponese anche vegetariano a destra. Montanelli seduto che legge il giornale dietro al cancello. Il posteggio dei taxi, Krizia, la sede dei matrimoni civili. L'ordine dei giornalisti. E là in fondo la mia libreria. La casa di un ex fidanzato, quella di una zia. La strada più veloce per arrivare da me. Quella con più semafori. E l'altra con i lavori in corso. Cammino e sono sul mio asse cartesiano. In qualunque punto della città la mia parabola mi dà la posizione del mio corpo. Di Milano so quasi tutto. Poi le parole. Mentre si cammina. Sono diverse da quando si sta seduti. Sono mobili, si attacano agli sfondi. Cambiano prospettive. Acquistano altri significati. Si contraddicono spesso. Si aprono alla partenza, prima del cancello verde che permette l'ingresso ai giardini pubblici. Parlano del passato. Spiegano un po' il presente. Procedono spedite senza cambiare direzione per tutto il rettilineo che una volta costeggiava lo zoo, (animali in gabbia. Liberi adesso). Si svolta. Mentre i gradini salgono dicono cose forti. E ancora si rilassano davanti al bar chiuso, nei pressi dell'asilo. Infine imboccano il finale, la linea retta. Il tratto più luminoso. E si fermano un po' tra le transenne dei lavori in corso. Si scava profondo da quelle parti. Forse non si sa neanche cosa si troverà. A volte solo parole belle. A volte non sono parole belle. A volte sono solo parole belle. Certo mi rimane in testa che la bellezza è un fatto di giustizia. Il linguaggio della bellezza come la bellezza del linguaggio. Che restitusce. Concede. Distrugge, a volte. Gli edifici di Milano che sentono come i corpi. I corpi che sentono attraverso altri corpi. I desideri che implodono perchè detestano l'unica forma indotta. E' un momento in cui si continuano a cercare con affanno forme differenti per dare un nuovo assetto alla città. Al linguaggio. Alla storia personale e pubblica. "Le società giovani sono per loro natura creative, inventive, molto spesso per un bisogno urgente. Sono un potenziale rivoluzionario impressionante (e <spaventoso>). Questo potenziale o si scatena o viene represso. Viviamo tempi difficili, è vero. Ma, mai come in questi anni, vivi". Le città come le persone. Le parole come gli edifici.

Due libri da leggere: il primo, da cui è tratto il virgolettato, è di Gianni Biondillo, Metropoli per principianti, Guanda. Ama Milano (quasi) quanto me. L'altro è di Marco Romano, La città come opera d'arte, Einaudi.

 

mercoledì, 21 maggio 2008

piccolo post.

IL CIELO SOPRA BERLINO

Ho visto Gomorra. Non mi è passata alcuna emozione. Troppo. Tutto troppo. Sono tornata a casa e dopo due ore ho dovuto per forza rivedere Il cielo sopra Berlino. Mi sfugge il nesso. Se non la ricerca, ancora una volta, dell'essenziale, la rarefazione delle cose, il residuale, per raccontare. Non ho scelta, mi pare l'unica via perseguibile. (Ho come la sensazione che l'epica esca dal minimale e non dai giganti in mutazione. sssstttt...)

Qui. E Qui. E ancora Qui (soprattutto). "E tu cos'hai da raccontare?"

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martedì, 20 maggio 2008

67.

"Domenica mi si è scoperchiato il dolore. Immaginandolo come una discarica di rifiuti tossici perfettamente a norma, una specie di capsula interrata dove sono finiti tutti i pesci del Tibisco, domenica una forza superiore al dodicesimo grado della Scala Beaufort è entrata in me e lo ha scoperchiato. Paradossalmente il dolore non è doloroso: diffuso in simili quantità non spacca lo stomaco, non rosicchia le ossa, non si presenta con la franchezza di un dito chiuso nella porta, non fa vedere le stelle. Paralizza. Solo questo."

Mauro Covacich, A perdifiato, Einaudi.

E' on line la mia intervista a Mauro Covacich. Se vi va andate a vedere. Chi mi conosce lo sa, avrei avuto molto altro da chiedere. Succederà.

Infine: ringrazio Stefania per la bella recensione che ha fatto al mio libro sulla Padania e Nicole per l'intervista notturna a Rairadio1.

p.s. ho visto Gomorra. E adesso? Un post più avanti, forse.

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lunedì, 19 maggio 2008

GIUGNO 1991

"Io ho a mano a mano che designo - ecco lo splendore di avere un linguaggio. Ma ho assai più a mano a mano che non riesco a designare. La realtà è la materia prima, il linguaggio è il modo in cui ne vado alla ricerca - e in cui non la trovo. Eppure è proprio dal cercare e non trovare che nasce la cosa che non conoscevo, e che all'istante riconosco. Il linguaggio è il mio sforzo umano. Per destino devo andare a cercare e per destino torno a mani vuote. Però- ritorno con l'indicibile. L'indicibile mi potrà essere dato solo attraverso il fallimento del mio linguaggio. E solo quando la costruzione si incrina io ottengo ciò che questa non è riuscita a ottenere. (...) L'insistenza è il nostro sforzo, la rinuncia è il premio. A questo si arriva solamente dopo aver sperimentato il potere di costruire, e nonostante l'aroma del potere, si preferisce la rinuncia. La rinuncia deve essere una scelta. Desistere è la scelta più sacra di una vita. Desistere è l'autentico istante umano. (...) La rinuncia è una rivelazione."

Clarice Lispector, La passione secondo G.H., Feltrinelli.

*L'insipido, il neutro, la verità*. **L'adesso**. ***Manifestare l'inespressivo***. ****La natura dell'atonale esasperato****. Cerco questo. *****Il mio tema segreto è l'inespressivo*****. ******La qualità residuale dell'infinito******.

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categoria:passione, rinuncia, clarice lispector, la passione secondo gh
domenica, 18 maggio 2008

E ancora sul perdono.

<Colui a cui poco si perdona, ama poco>. E' una parola che giudica, ma anche una parola <Che consola>. Ignoro, di te che mi ascolti, le colpe, le violazioni, i peccati; ma tutti quanti siamo più o meno colpevoli di questa colpa: amare poco. (...) Quando tu ami molto, molto ti è condonato; e quando molto ti è condonato, tu ami molto. (...) Tu che mi ascolti, ricorda l'inizio del nostro discorso: in questa circostanza solenne, due sono i modi in cui si può turbare l'uditorio: parlando di cose estranee al soggetto trattato, oppure di ciò che più gli sta a cuore, a costo di turbarlo a fondo. (...) Ma possono forse paragonarsi questi due rischi: quello per cui ci si abbandona alla tranquillità di un'illusoria sicurezza, e quello per cui si diviene inquieti nel sentirsi ricordare il motivo dell'inquietudine? E quale inquietudine? Quella che proviene dal pensiero del perdono che possiamo ricevere- anche se sino ad ora abbiamo amato poco.>

Soren Kierkegaard, Peccato, perdono, misericordia, Gribaudi.

in tema, una canzone.

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sabato, 17 maggio 2008

Musica rancida, scrittura rancida

"Dalla varietà della struttura del blues, propria delle canzoni romantiche, il viraggio appare drastico. La ricchezza si perde a favore di uno schema piatto, seriale, una frase monocorde che <grippa> in un solo campo continuo. La caratteristica delle opere <rancide> di Tom Waits, sembra essere quella della riduzione di un quadro complesso e vario di un singolo elemento bloccato, che si ripete senza nessuna modulazione e senza un'evoluzione temporale. La struttura musicale del blues o dello swing perde via via la sua ricchezza e diviene una linea piatta, caratterizzata da una voce graffiante e <ruvida>. Si può ipotizzare una sorta di trasformazione tra le due tipologie di canzoni immaginando solo di sottrarre, mano a mano, le diverse variabili musicali per lasciare in campo un elemento intenso e sgradevole, che l'autore stesso definisce rancoroso. L'emozione evocata nello spettatore è una via di mezzo tra rabbia e monotonia, un quadro sgradevole e povero di stimoli, ma con una sua forza, un'intensità percepibile, che si ripropone."

Itinerari del rancore, a cura di Renato Rizzi, Bollati Boringhieri

A volte il mix di rabbia, impotenza e dolore che non evolve è il motore che muove certi romanzi. Sembra che nulla succeda e invece nel minimale c'è proprio visceralità e potenza. Diverso da un contesto in cui la rabbia dilaga. In questo caso finisce per non far paura a nessuno e a disperdersi come il fumo del drago. Gli uomini come i libri, la musica come la scrittura.

(non è scrittura nè musica, ma guardate che belli questi due).

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categoria:scrittura, blues, tom waits
venerdì, 16 maggio 2008

Corpi di un tempo. (sempre dalle stesse parti)

180.

E Zenone ha ragione quando dice/ che la vera bellezza è nella voce./ Il resto è ciarpa, piaga e cicatrice,/ e polvere spirante. Il resto è croce.

182.

Così dico al mio corpo: Non volere/ che quello che possiedi e per volerlo/ impara che la pace è nel sapere,/ perchè sapere il mondo è possederlo.

183.

Così dico alla mente: Per piacere/ non dare peso ad altro che alla calma;/ nelle eterne infallibili stadere,/ lo sai, non peserai più di una salma.

188.

Di quel poco che resta di quel fuoco/ resta l'amore quando non si fa/ che soffre troppo del suo troppo poco,/ però profuma di felicità.

189.

Il domani di domani in domani/ zampetta piano giorno dopo giorno/ fino all'ultima scena e al battimani./ Poi giù il sipario senza più ritorno.

106.

Tutto nel cuore e tutto il cuore in tutto:/sarà così alla fine delle fini?/ il cuore sparpagliato dappertutto?/ senza più notti, senza più mattini?

Patrizia Valduga, Quartine, Einaudi.

stanotte ho sognato questa meraviglia.

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categoria:poesia, corpo, david bowie, patrizia valduga, heroes
giovedì, 15 maggio 2008

Coincidenze (continue) e altri corpi.

"Con lo smascheramento dei ruoli entrano inevitabilmente in gioco i sentimenti, e la posta sale in modo vertiginoso. Il compito dell'operatore è quello di portare il paziente su un piano di fiducia reciproca, senza che il confronto personale precipiti nel discorso confidenziale, che rovescerebbe nuovamente i termini della questione. una volta assicurata la parità e la franchezza dei punti di partenza, la collaborazione procede su linee che non comprendono in senso stretto l'amicizia."

Qualche riga solo per chiarire il tono di questo libro, Storia di pazzi e di normali, Mauro Covacich, Editori Laterza. Pretesto invece, per parlare di come i discorsi e i pensieri che facciamo posseggano una vita propria o impropria. Ieri conversavo di malattia mentale e handicap, oggi un'amica che conosce i miei percorsi, mi ha regalato questo libretto di Covacich. E qui dentro si parla ancora di corpo.

"Nessuno può parlare senza sentirsi" (...) Il che comporta che nessuno possa ascoltare la propria voce senza dividersi, senza sapere che essa gli parla come la voce di un altro. Imparare a parlare è imparare a conoscere questa separazione, imparare che c'è dell'altro fuori di sè, che la nostra madre non ci appartiene, nella misura in cui non è tutt'uno con noi. E in un certo senso, il più ampio possibile, questo insegnamento ci viene dalla figura paterna, proprio là dove ci sostituisce nell'unione con la madre. Il padre mostra al figlio la sua legge, gli insegna a riconoscere la distanza che divide il suo corpo dalle cose, distanza dolorosa forse, ma unica a consentirgli di nominarle, e di usare le parole per comunicare."

Ecco, alla fine tutto porta lì. Al corpo. Si parla con il corpo e si scrive con il corpo. L'ho sentito dalla voce di un editor bravo, e questa consapevolezza mi accompagnerà per molto. Ci sono libri che sono scritti proprio così, non solo con le parole migliori ma anche con brandelli di corpo. Li riconosci subito. Forse è questo che fa la differenza. Tra un libro che resta e uno che si dimentica.

e tutti i libri che si dimenticano facilmente oggi cantano questa musichetta.

postato da: labuccia alle ore maggio 15, 2008 11:09 | Permalink | commenti
categoria:libri, coincidenze, corpo, simple minds, malattia mentale, covacich