A volte mi arrabbio.
Oggi è una di quelle volte. Leggendo il Corriere, pagina della Cultura, titolo: Il caso Kundera (Dario Fertilio). Non posto nulla dell'intera pagina, preferisco fare una considerazione con una premessa. Mi sono emozionata, commossa, empaticamente ritrovata nel libro L'insostenibile leggerezza dell'essere. Ho trovato belli, meno belli, significativi, poco o tanto, gli altri. Ma non ho mai smesso di pensare che Milan Kundera fosse, è, un grande, buono scrittore. Uno di quei maestri della letteratura che sono capaci di rapire e coinvolgere il lettore, di raccontare storie e filosofare, di catturare frammenti contemporanei dell'esistere e proiezioni ortogonali del presente sul futuro.
Per questo trovo sterile che si facciano le pulci alle menti geniali, quelle che onestamente riescono ad aggiungere qualcosa al panorama asfittico della letteratura del presente. A loro non si consente neanche la stanchezza, la sperimentazione, l'allargamento degli orizzonti, a discapito, magari, della battuta sul posto, della ripetizione, prevedile, controllabile, anticipata. Questo si chiede alle menti geniali, di ripetersi. Questo si vuole da chiunque scriva, suoni, reciti, dipinga, che produca sempre lo stesso risultato emotivo, psichico, estetico. Uscire da questo sistema di controllo significa perdere l'ispirazione. Per questo i grandi prima arrivano al consenso e poi partono per la tangente.
Lasciamo in pace le menti nobili, lasciamole sfuggire dalla pochezza della nostra pretesa di tenerle al guinzaglio. Sospendiamo il giudizio su ciò che non nutre come vorremmo la nostra sete di prevedibile e cerchiamo dell'altro. Magari proprio in quelle produzioni che non riteniamo all'altezza delle precedenti, c'è una evoluzione che ci sfugge, proprio perchè noi siamo rimasti fermi al palo.
buona giornata.